Educazione e informazione, le vere leve del potere

Siamo in un passaggio molto delicato. La globalizzazione, gli apparati, le frammentazioni e le schematizzazioni culturali, senza vera vita, possono rendere incombente il pericolo di un pensiero unico falsamente filantropico perché omologante, imposto, demolitore del libero cammino nell’identità ricercata e nello scambio con le altre. Morte di ogni autentico slancio.

 

Già in passato la formazione autentica è stata cancellata fin dalla scuola in nome di un falso, impossibile, neutralismo. Per cui in nome del rispetto delle diverse fedi e filosofie non si viene aiutati a maturare nella propria e nello scambio con le altre. Nella Chiesa ci si è in certe circostanze trovati impreparati a non cadere in questi inganni. Per esempio con l’integralismo di pensare solo alla propria confessione e così finendo per alimentare l’accettazione del neutralismo di cui sopra.

 

Oggi si può presentare un nuovo travisamento. Quello di un incontro per pacificare i conflitti che però può divenire una ulteriore forma di neutralismo. Si può non parlare nemmeno di tempi e modi adeguati per giungere fin dalla scuola allo sviluppo delle identità e dell’allora autentico scambio tra di esse. È impressionante e indicativo vedere come di epoca in epoca gli apparati ripetono i distorcenti refrain del momento. Senza dare spazio a voci diverse. Anche dove la parola d’ordine fosse sinodalità.   

 

Il potere può sentirsi sicuro di imporre nel tempo la propria visuale a persone che si percepiscono sempre più estraniate da una sincera, partecipata, ricerca. Il risultato è appunto uno svuotamento che lascia libero campo al pensiero unico, al bianco o nero. Alfine al dominio incontrastato ma soft, via impalpabile manipolazione culturale, di pochi signori del denaro. Bisogna diffondere la comprensione che tanto più nell’epoca dei media globali si può venire teleguidati, irreggimentati, da un potere che ti spoglia di tutto senza che nemmeno te ne avvedi. Non sta avvenendo proprio così?

 

Un cavallo di Troia di questa nuova persuasione occulta possono risultare per esempio i codici etici comuni che possono finire per soppiantare il libero sviluppo delle identità. Questi punti di incontro devono essere essenzialissimi e manifestare chiaramente di necessitare dell’approfondimento di ricerche identitarie e nello scambio, a tutto campo. Un caso tipico può diventare quello dell’educazione civica che può trasformarsi in una completa nuova religione di ciascuno.

 

Bisogna sempre stimolare l’intuizione che anche i pochi punti per una convivenza tra orientamenti diversi saranno vissuti con spirito, sfumature, diversi a partire appunto dalle diverse tendenze. E che inoltre le scelte sono personalissime, ricche della vita dello specifico soggetto.

 

Un altro consapevole o meno fraintendimento è quello di parlare di identità, per esempio cristiana, riducendola proprio ad omologato umanitarismo e pure qui sottilmente istillando negli obiettori il senso di colpa di una mancata coerenza. Senza comprendere, distinguere…  

 

Come evitare allora l’imperversare del pensiero unico? Un contributo può venire dal diffondersi della consapevolezza della decisività della libertà di educazione, scambio, partecipazione. Dal non rinchiudersi nei propri interessi che orientano a lasciare intatti i meccanicismi degli apparati. Magari nascondendosi nell’impossibilità di fare altrimenti davanti a tanto gigantesco sistema. Forse ognuno può dire una parola, dare uno spazio… Anche talora piccoli spiragli all’azione dello Spirito. Fino al costituire reti, opere…

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