Gv 14,7-14, Sabato 2 maggio 2026, Sant’Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.
***
Qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò. Non si tratta di proferire la parola magica, nel mio nome significa cercando di vivere alla sequela di Gesù. Su questa strada Dio accoglie il senso buono delle nostre preghiere e ci dà mille volte di più, nella sua meravigliosa sapienza e potenza. Il punto è invocare la fede, la grazia di abbandonarsi a lui con sempre maggiore fiducia che lui più di noi stessi vuole farci felici, con ogni bene. E che lui sa come fare mentre noi facendo di testa nostra possiamo ingarbugliare la sua opera meravigliosa. Ma perché se è così buono Dio non ci dà tutto subito? Ecco una domanda che posta per comprendere aiuta la crescita ma che se diventa pretesa chiusa alla grazia rischia proprio di ritardare l’opera di Dio. Infatti lui sa che non potremmo davvero godere dei suoi doni con il cuore chiuso. Il punto è darci le cose quando ci fanno bene e non male perché le usiamo col cuore chiuso. Il nostro cuore si apre gradualmente. Se chiediamo a Dio di affrettare i suoi doni implicitamente ci dichiariamo disponibili, se possibile, se non ci fa male, ad aprire il cuore più rapidamente, con rinnovato impegno. Ma il punto è che maturare davvero una decisione determinata, costante, che non torna indietro, può richiedere un cammino che per vari aspetti è bene non affrettare.
Troppo presto? (Vangelo di sabato 2 maggio 2026 e commento)
Gv 14,7-14, Sabato 2 maggio 2026, Sant’Atanasio, vescovo e dottore della Chiesa
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.
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Qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò. Non si tratta di proferire la parola magica, nel mio nome significa cercando di vivere alla sequela di Gesù. Su questa strada Dio accoglie il senso buono delle nostre preghiere e ci dà mille volte di più, nella sua meravigliosa sapienza e potenza. Il punto è invocare la fede, la grazia di abbandonarsi a lui con sempre maggiore fiducia che lui più di noi stessi vuole farci felici, con ogni bene. E che lui sa come fare mentre noi facendo di testa nostra possiamo ingarbugliare la sua opera meravigliosa. Ma perché se è così buono Dio non ci dà tutto subito? Ecco una domanda che posta per comprendere aiuta la crescita ma che se diventa pretesa chiusa alla grazia rischia proprio di ritardare l’opera di Dio. Infatti lui sa che non potremmo davvero godere dei suoi doni con il cuore chiuso. Il punto è darci le cose quando ci fanno bene e non male perché le usiamo col cuore chiuso. Il nostro cuore si apre gradualmente. Se chiediamo a Dio di affrettare i suoi doni implicitamente ci dichiariamo disponibili, se possibile, se non ci fa male, ad aprire il cuore più rapidamente, con rinnovato impegno. Ma il punto è che maturare davvero una decisione determinata, costante, che non torna indietro, può richiedere un cammino che per vari aspetti è bene non affrettare.