Il gioco delle apparenze è sempre esistito ma nell’epoca in cui il potere si basa moltissimo sulla formazione e sull’informazione è davvero decisivo per sé stessi, per ogni uomo, per la Chiesa, per la società, cercare le autentiche vie della maturazione e di qui anche della libera partecipazione alla vita ecclesiale (per noi cristiani), civile e sociale.
Nel vangelo di Luca vediamo la maturazione di Gesù nel deserto, dopo il battesimo e prima di iniziare la predicazione. Egli impara, illuminato dalla Parola, a mettere Dio prima dei beni materiali e a vivere i beni materiali come dono provvidente di Dio, grazia anch’essi. Nella tappa successiva Gesù impara a vivere nell’amore di Dio ed in lui dei fratelli invece di vivere l’affettività come dominio, come potere. L’ultima tappa sta nel mettere Dio sopra il proprio io ed il proprio io in Dio. Perché l’io, pur avendo superato le tappe precedenti, ancora tende a cercare di emergere in ogni modo. Ora la tentazione di Gesù è di rigirare tutto, persino la Parola, a proprio vantaggio, di abbandonarsi a Dio così tanto da gettarsi nel precipizio certo del suo soccorso che verrà a salvarlo con effetti speciali, che persuaderanno tante persone. Un altro evangelista conclude il suo racconto in proposito narrando che, superate le tentazioni, Gesù stava con le fiere e gli angeli lo servivano. È l’immagine dell’umanità anche corporale dell’uomo non disprezzata ma riconciliata, vivificata, in Dio, e che vede ogni cosa come grazia, Dio che manda angeli nella vita dell’uomo, anche attraverso persone umane. L’uomo redento vede tutto nello sguardo sempre più profondo della fede.
Gesù impara dunque le vere vie della crescita sua e altrui e queste sono fatte talora di percorsi umili, nascosti non per falsa modestia ma per un amore attento agli altri, al loro autentico cammino e non al fare numero e cose grandiose. Nella moltiplicazione dei pani e dei pesci Gesù fa dividere le persone in gruppi di 50 per favorire una maturazione personale ed evitare le dinamiche di massa nelle quali la gente si può esaltare senza veramente aprire il cuore. Il miracolo, poi, lo ha compiuto con l’aiuto dei discepoli perché la folla non si sarebbe seduta-messa a tavola senza il loro incoraggiamento a farlo pur su quel monte senza cibo. Certo Gesù può operare ciò che vuole ma ha scelto questa via naturale, a misura ma ora deve evitare che i discepoli pensino d’aver capito tutto e li costringe, dice il vangelo, a precederlo all’altra riva. Perché comprendano che stanno davvero con lui facendo la volontà di Dio e non con una vicinanza meramente fisica. Insomma vadano avanti senza vedere, senza toccare, non si basino sui risultati esteriori perché la vera pesca miracolosa per sé e per tutto il creato è stare nella volontà di Dio. Lì viene all’infinito la grazia del cielo che riempie il cuore e dona ogni bene e non è mera, precaria, emozione. La tempesta sulla barca rivela che quel passaggio dall’esteriore all’interiore non fu facile per i discepoli.
In un altro episodio Gesù predica sulla riva del mare e la folla per ottenere il miracolo lo vuole toccare fino a rischiare di schiacciarlo e lui si allontana in una barca dieci metri sulle acque perché quei brevi dieci metri di acqua favoriscano una piccola apertura all’ascolto della sua Parola nella fede. Evidentemente in quel caso vi era per quelle persone bisogno della fede. Altre volte nei vangeli opera miracoli per chi nemmeno lo conosce. Dunque Gesù con la sua grazia orienta ciascuno verso una graduale, personalissima, maturazione dai facili e precari entusiasmi alle vie della vita vera, con ogni autentico bene. Consacrali nella verità, chiede al Padre nella sua preghiera – testamento verso la fine del vangelo di Giovanni. Questa maturazione rende sempre meno facilmente manipolabili dalle esteriorità, armi tipiche del potere nella società odierna. E pone sulla via di una sempre più semplice e profonda consapevolezza di sé stessi e degli altri. Non si abbocca a tante cose e si legge nel profondo perché si conosce sempre più, vissutamente, la vera natura dell’uomo. I dialoghi di Gesù nei vangeli sono densi di infinite sfumature. Per esempio certe persone operano verso di lui i loro giochini e lui tende con amore delicato a riportarle verso le motivazioni profonde del loro agire dove finalmente troveranno gioia, pace ed ogni autentico bene. Non rallegratevi, dice ai discepoli, perché i demoni si sottomettono a voi ma perché i vostri nomi sono scritti nei cieli, lì dove i nodi si sciolgono, le strade si aprono… È il cammino verso l’unione sponsale con Dio che riempie di felicità piena, anche sponsale, carnale, il cuore dell’uomo. Anche di questa grazia oggi non si parla, talora, anche quando sarebbe opportuno. È tutto un sempre più equilibrato centrarsi in Gesù, Dio e uomo. Un cammino di semplicità, pace, gioia, che ordinariamente non cerca la croce ma tendenzialmente se Dio permette sofferenze le accetta con fiducia.
Il potere delle apparenze e la liberazione del vero
- L’unico motivo valido è la vita (Vangelo di mercoledì 18 febbraio 2026 e commento)
- Ricerca della pastorale di Maria e Gesù in mezzo a noi