La storia ci parla della difficoltà dell’uomo nel trovare la via del contatto semplice con il proprio cuore, con la propria coscienza nella luce serena, a misura, che la illumina. Una via di maturazione della persona tutta intera, nella quale si può vedere ogni cosa in modo sempre nuovo. I valori spesso vengono cercati in modo astratto, poco attento all’umanità specifica di ciascuno e allora si considera da un lato un’anima disincarnata mentre il resto del soggetto resta guidato da conoscenze falsamente neutre, falsamente tecniche, per esempio psicologismi o direttamente da un mero pragmatismo.

L’uomo frantumato fatica a trovare il bandolo della matassa della propria vita. I meccanicismi gli fanno guardare con sospetto ai valori nei quali pure crede ma così la vita concreta non trova la via di risposte serene, adeguate, alle proprie domande, ferite, paure, ai propri bisogni.

Il cammino di ognuno è diverso, si può voler vivere e basta, senza ancora intuire il bisogno di comprendere. E ciò nonostante difficoltà, prove, interne e provenienti dall’esterno. Anche chi perviene al porsi domande più profonde può avere le proprie vie di ricerca, i propri contatti umani, senza ancora l’apertura a cercare spunti da chiunque e da ovunque provengano. Anche la ricerca del vero non è mera teoria. Forse non a caso persone come Socrate, Gesù ed altri, che hanno aperto decisivi percorsi di ricerca, non hanno scritto, privilegiando il contatto diretto. In modo differente forse una fiducia nel seme che nasce e si sviluppa nella terra dell’esistenza reale e non soltanto sui libri.

Si possono comunque segnalare alcuni punti di aiuto per chiunque si scopra interessato ad intendere come sciogliere i nodi intimi e sociali, a cercare strade nuove. Il nucleo di tali nuove piste risiede appunto nel rientrare in contatto col proprio cuore semplice nella luce serena.

Imparare ad ascoltare nella propria coscienza semplice in cosa si crede ed intuire che i valori non calpestano l’umanità astraendo da essa ma tendono a farla gradualmente crescere in modo specifico per ciascuno, ben al di là degli schemi, pieno di buonsenso, verso il loro approfondimento, sempre rinnovatamente autentico compimento.

Un percorso che può favorire la scoperta dell’amore e anche quella di un Dio di amore. Perché l’uomo solo nell’amore trova le risposte ai propri bisogni, alle proprie speranze, ai propri timori, alle proprie ferite. E tanto più nell’amore autentico di Dio che ci ama in un modo così sereno, delicato, che solo in questo amore sempre più scoperto il nostro cuore si apre, perché intuisce che ad ogni domanda, problema, vi è una via di soluzione adeguata, piena. E anche si sperimenta che l’uomo non è fatto per avere tutto sotto il proprio stretto controllo ma per lasciarsi portare dalla vita, trovando in essa, giorno per giorno, le risposte più aderenti alle situazioni concrete. Mentre gli schemi astratti, i programmi prefabbricati, nevrotizzano. L’uomo è fatto alfine per abbandonarsi in Dio.

Questa via di contatto con l’autentico, semplice, sé stessi nella luce orienta tendenzialmente al cercare la viva sintonia con ciascuna diversa persona, situazione. La vita si manifesta con le sue mille sfumature, si scopre la ricchezza della ricerca identitaria di ciascuno e dello scambio.  Si supera dunque la manipolazione e la chiusura, il fanatismo, del bianco o nero. Si creano le basi per una rinascita anche della società, svuotata dal tecnicismo disumanizzante.

È interessante e drammatico osservare che le magnifiche sorti e progressive dell’illuminismo, della ragione astratta, hanno condotto ai drammi delle dittature, allo svuotamento dall’interno delle religioni e delle culture ed ora, come previsto anche da vari filosofi, in una sorta di eterogenesi dei fini, alla proclamazione di un ingannevole solidarismo che omologa e svuota le persone della propria autentica ricerca e di un allora autentico scambio e tende a renderle meri individui consumatori persi in una massa anonima, manipolati da pochi potenti della finanza e di internet anche essi soggiogati in ultimo dalla tecnica che distrugge anche i propri figli. Dunque un percorso consequenziale eppure vissuto talora in modo variamente inconsapevole da tanti del sistema mentre la gente lo subisce ma si rivela spesso pronta a riconoscere il beneficio di vie più umane quando ha modo di venire aiutata a scoprirle nella propria vita concreta. Sarà forse il sempre più drammatico crollo di ogni cosa a costringere al salto di qualità, dalla ragione astratta, dal tecnicismo, all’uomo specifico, alla ricerca personale, allo scambio partecipato? Dal robot che sostituisce l’uomo ad una feconda complementarietà, da un riduttivo e distorcente tecnicismo ad una vita, ad una cultura, a culture, sempre rinnovate a tutto campo.