Commento a Mt 22, 15-21

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo
che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
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La vita vera è semplice e bella. Per questo la malizia è strutturalmente ingenua. Pensiamo ad una persona che vuole in vario modo colpire un’altra persona. Fa del male a sé stessa mentre quella alla quale vuole fare il male spesso non ha nemmeno bisogno di reagire. La maliziosa si sta facendo del male da sola e se quella che sta subendo un torto è amorevole si dispiace per il male che l’aggressore fa a sé stesso, chiudendosi alla vita. E anzi ancora se la persona attaccata rispondesse in qualche modo si metterebbe sul piano dell’aggressore, dando peso al suo atteggiamento. Rafforzandolo nell’idea fasulla di essere furbo.
Quando qualcuno cerca in vario modo di metterti in difficoltà la via giusta molte volte risponde da sola, con la semplice vita vissuta, che può amorevolmente aiutare anche chi si comporta male a trovare risposte autentiche e serene. Dunque a superare oscurità, ferite, paure che la confondono e la agitano.
Il punto dunque è questo sempre più tranquillo discernere con amore quando una risposta ferma la si deve pur dare e quando non vi è nemmeno bisogno di ciò. Tale discernimento viene da una vita che per grazia scopre sempre più concretamente che solo nell’amore troviamo noi stessi. In tanti casi la paura di non farsi rispettare nasce dal non aver compreso questo più profondamente. In tali casi per esempio si può pensare che colui che ti attacca la pensa diversamente o che tutti la pensano così. Ma non è vero che tutti la pensano così perché vi è chi per grazia ama e il dispiacere è per chi si fa del male da solo e non tanto per cose che fa a te ma delle quali non hai motivo di darti troppa pena per te stesso. Se la persona va fermata in qualcosa di importante cercherai con amore di fermarla al momento opportuno. Se Dio dona la grazia di pregare, anche e prima di tutto pregherai per la situazione.
Gesù dunque, come vediamo anche nel vangelo odierno, nei dialoghi personali con la semplicità della vita aperta alla luce porta al cuore delle autentiche motivazioni che muovono le persone.
È questa luce serena e spesso sorprendentemente semplice che scioglie i nodi, guarisce i malesseri, le ferite e apre le strade della vita. Possiamo imparare gradualmente per grazia ad ascoltare e riconoscere questa luce semplice e piena di buonsenso che ci libera da tante complicazioni e inghippi inutili. Questi notabili religiosi ripiegati in realtà sui loro interessi cercavano complicate e astratte risposte legalistiche e Gesù risponde di cercare di mettere serenamente e con buonsenso in Dio ogni cosa al suo posto. Non a caso Gesù insegna che il linguaggio sia sì sì no no, il di più viene dal maligno. Imparando a riconoscere e ad ascoltare la luce serena che Dio infonde nel nostro cuore veniamo portati proprio dal Gesù dei vangeli in una sempre più semplice e serena, piena di buonsenso, consapevolezza della nostra coscienza. Il dono della grazia è una sempre più serena e libera consapevolezza della propria coscienza nella luce, che orienta a non complicarsi la vita con Dio perché Dio è semplice, a vivere il bene semplice che abbiamo maturato senza dover fare meccanicamente tutto subito. Ma questa serenità e semplicità con Dio tendenzialmente ci orienta poi anche nelle situazioni della vita quotidiana a non lasciarci ingannare da tante complicazioni e ansie. Gesù è sano e semplice. Vedete quanti arrovellamenti e agitazioni vivevano questi notabili e la serenità crescente dei discepoli di Gesù. Il cammino di sequela di Gesù porta verso la serenità, la semplicità, è una scuola della coscienza spirituale e umana. Per questo è una grazia sentirsi ispirati a cercare un padre spirituale sereno e di lungo cammino che ti aiuta ad entrare in un discernimento spirituale e umano semplice e profondo, di fede, di pace e di gioia, liberato da tante complicazioni.