Mt 18,1-5.10 Giovedì 2 ottobre 2025, Santi Angeli custodi
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».
***
È meraviglioso che gli angeli più vicini a Dio vengono raffigurati come bimbi piccolissimi
Il virgolettato è di suor Maria Gloria Riva: “Un giorno, sant’Agostino in riva al mare meditava sul mistero della Trinità, volendolo comprendere con la forza della ragione. S’avvide allora di un bambino che con una conchiglia versava l’acqua del mare in una buca. Incuriosito dall’operazione ripetuta più e più volte, Agostino interrogò il bambino chiedendogli: «Che fai?» La risposta del fanciullo lo sorprese: «Voglio travasare il mare in questa mia buca». Sorridendo Sant’Agostino spiegò pazientemente l’impossibilità dell’intento ma, il bambino fattosi serio, replicò: «Anche a te è impossibile scandagliare con la piccolezza della tua mente l’immensità del Mistero trinitario». E detto questo sparì. Una simile leggenda comparve, sotto forma di exemplum, in uno scritto del XIII secolo di Cesare d’Heisterbach dove protagonista era una vedova. L’attribuzione dell’episodio a Sant’Agostino reca la data 1263 e si fonda su una lettera apocrifa a Cirillo dove Agostino ricorda una rivelazione divina con queste parole: Augustine, Augustine, quid quaeris ? Putasne brevi immittere vasculo mare totum? Cioè: «Agostino, Agostino che cosa cerchi? Pensi forse di poter mettere tutto il mare nella tua nave?».Marzio Ganassini ritrae sant’Agostino in abito monastico. È già vescovo e lo vediamo dalla mitria, ma pur tuttavia qui viene ritratto nella sua veste di monaco cercatore di Dio. Il mare è alle spalle e il divino Infante (…) risplende di luce mentre versa con la conchiglia l’acqua nella sua buca. La ricerca della verità senza infingimenti e con profonda onestà intellettuale fu una delle caratteristiche di Agostino, il quale fondò la sua comunità religiosa proprio per il desiderio di farsi aiutare dagli amici in questa (vissuta in Dio. Nota mia) ricerca. (…) Quel Bimbo (…) rivela Dio molto più di quanto Agostino, insignito della dignità monastica ed episcopale, possa comprendere”.
Come sono raffigurati gli angeli (Vangelo di giovedì 2 ottobre 2025 e commento)
Mt 18,1-5.10 Giovedì 2 ottobre 2025, Santi Angeli custodi
In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».
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È meraviglioso che gli angeli più vicini a Dio vengono raffigurati come bimbi piccolissimi
Il virgolettato è di suor Maria Gloria Riva: “Un giorno, sant’Agostino in riva al mare meditava sul mistero della Trinità, volendolo comprendere con la forza della ragione. S’avvide allora di un bambino che con una conchiglia versava l’acqua del mare in una buca. Incuriosito dall’operazione ripetuta più e più volte, Agostino interrogò il bambino chiedendogli: «Che fai?» La risposta del fanciullo lo sorprese: «Voglio travasare il mare in questa mia buca». Sorridendo Sant’Agostino spiegò pazientemente l’impossibilità dell’intento ma, il bambino fattosi serio, replicò: «Anche a te è impossibile scandagliare con la piccolezza della tua mente l’immensità del Mistero trinitario». E detto questo sparì. Una simile leggenda comparve, sotto forma di exemplum, in uno scritto del XIII secolo di Cesare d’Heisterbach dove protagonista era una vedova. L’attribuzione dell’episodio a Sant’Agostino reca la data 1263 e si fonda su una lettera apocrifa a Cirillo dove Agostino ricorda una rivelazione divina con queste parole: Augustine, Augustine, quid quaeris ? Putasne brevi immittere vasculo mare totum? Cioè: «Agostino, Agostino che cosa cerchi? Pensi forse di poter mettere tutto il mare nella tua nave?».Marzio Ganassini ritrae sant’Agostino in abito monastico. È già vescovo e lo vediamo dalla mitria, ma pur tuttavia qui viene ritratto nella sua veste di monaco cercatore di Dio. Il mare è alle spalle e il divino Infante (…) risplende di luce mentre versa con la conchiglia l’acqua nella sua buca. La ricerca della verità senza infingimenti e con profonda onestà intellettuale fu una delle caratteristiche di Agostino, il quale fondò la sua comunità religiosa proprio per il desiderio di farsi aiutare dagli amici in questa (vissuta in Dio. Nota mia) ricerca. (…) Quel Bimbo (…) rivela Dio molto più di quanto Agostino, insignito della dignità monastica ed episcopale, possa comprendere”.