Nella storia della Chiesa hanno finora prevalso, alternandosi, due orientamenti.

Uno, quello platoniano, agostiniano, variamente tendente allo spiritualismo, ossia a una spiritualità più attenta alle intenzioni che a tutto l’uomo. Rischiando dunque un discernimento poco incarnato.

L’altro filone è quello aristotelico, tomista, tendente ad un certo razionalismo, un’attenzione sì alla vita umana integrale ma in genere di fatto considerata attraverso logiche variamente astratte.

Oggi nella Chiesa va emergendo un possibile terzo orientamento, che dunque viene a smuovere la secolare staticità di fondo dei precedenti: una tendenza a cercare la crescita nel contatto con la vissuta vita concreta. Dunque tendenzialmente tutto un mondo prima valutato quasi in laboratorio che ora si può affacciare nel discernimento.

Si tratta allora di stimoli che possono aver aiutato molte guide ad uscire dai vecchi gusci di cui sopra. Ma il quadro generale anche in questo terzo caso sembra restare quello della cultura precedente con le sue astrazioni. I riferimenti da un lato vengono riconosciuti, da un altro vengono guardati con vario sospetto per la frequente interpretazione meccanica cui sono sottoposti. Si può però così finire nel pragmatismo. Anche qui, come tutti i riduttivismi, rischiando di favorire nuovi slogan, nuove logiche di apparato.

Questi passaggi storici, queste non casuali oscillazioni, possono forse aiutare ad intuire il bisogno di un oltre. Un oltre più facilmente sentito vicino dalla gente. Che in vario modo ha avvertito in passato certi freddi schematismi o certe spiritualità per pochi intimi, così come oggi può percepire un qualche spegnimento valoriale, identitario.

Si sta forse preparando un graduale, talora lentissimo, salto epocale. La fuoriuscita dal razionalismo e l’ingresso nel discernimento del cuore nella luce serena. Chissà se sarà prima necessario sperimentare il crollo totale della società del tecnicismo delle astrazioni, del pragmatismo di rimando. O se il guado potrà venire riconosciuto magari da alcune teste di ponte.

Gesù non ha mai trattato nei vangeli di fede e ragione ma di Spirito e umanità della persona, della comunità, specifica. E via dicendo. Quando per esempio riceve il dono della fede in Cristo il cuore può crescere con gradualità e buonsenso verso e grazie ai sostanzialmente immutabili riferimenti di essa, imparando appunto nel Figlio dalla Chiesa e da ogni uomo.

Spirito, conoscenza, vita concreta, trovano così la naturale via di armonizzazione invece di scindersi o di giustapporsi. Il cuore divino e umano di Gesù, sul quale lo Spirito scende come una colomba, è la chiave di ogni cosa. Su questa scia infatti viviamo, vediamo, ogni cosa in modo sempre nuovo. Anche sempre meglio cogliendo il buono di ciascuno. Non è impressionante che Maria abbia detto con poche densissime parole: il mio cuore immacolato trionferà?