L’uomo è spesso variamente vivisezionato tra ragione astratta, anima disincarnata, mero fare. Ciò favorisce gli schematismi, i compitini per ruoli, specializzazioni, le burocrazie… Immaginiamo un profeta in antropologia teologica? Così le persone più colte rischiano di risultare più strutturate e divise tra gli orientamenti suddetti mentre la gente di tutti i giorni se respira questa mentalità anche però con benessere e gioia riconosce vie più semplici, serene e profonde. Proprio come al tempo di Gesù.

 

I potenti poi non permettono la libera scelta della formazione nella vissuta identità ricercata e nello scambio con le altre. La gente viene omologata, svuotata e da alcune di quelle stesse oligarchie usata, da altre accusata di immaturità se, sia pur istintivamente, si ribella. In un sistema consolidato non di rado capace di portare dove vuole il paese anche quando il paese lo mette elettoralmente in minoranza. Significativo il caso di un’obiezione di coscienza poco approfondita, sviluppata e invece esaltata o negata e perseguita secondo le convenienze degli apparati. L’assenza di una più profonda libertà, di una più autentica partecipazione, il disinteresse per una intensa ricerca del vero con il contributo di chiunque e dunque non coartata in procedure eccessivamente prefabbricate, stanno conducendo l’umanità verso un crollo. Come in tanti aspetti sperimentiamo.

 

Ma in questo obnubilamento chi si avvede di tali cause profonde? Alle oligarchie e ai potenti del denaro che le teleguidano va bene così. “Cosa siete andati a vedere nel deserto, un uomo avvolto in morbide vesti? Una canna sbattuta dal vento? Tali persone abitano nei palazzi dei re” (cfr Mt 11, 7-8). Si può dunque cominciare dal basso, dalla vita quotidiana. Ma anche tra i potenti chi, per grazia, vuole può cercare le vie, le tappe, adeguate per contribuire ad aprire gradualmente nuovi orizzonti.