Dall’epoca diciamo di Galileo si è andata sempre più delineando una scissione tra la vita spirituale-morale, un’astratta ragione e il resto dell’umano. In precedenza si riscontravano prevalentemente una tendenza a discernere a partire da una spiritualità meno attenta all’uomo specifico e una tendenza a conoscere in base alla riflessione in contatto con l’esperienza concreta, intendo insomma un orientamento pragmatico. Da un lato astratta spiritualità dall’altro vita pratica. Le scissioni dunque si sono approfondite nel tempo ma solo ora qualcuno comincia ad intuire più profondamente che lo Spirito si rivela nell’umano senza calpestarlo ma facendolo maturare in modo personalissimo, con delicatezza.

L’uomo può dunque tendenzialmente entrare in contatto col suo cuore semplice e autentico, la sua coscienza spirituale e psicofisica, nella Luce serena.  E questo è un dono di Gesù, Dio e uomo, anche attraverso le grazie che ci infonde attraverso gli altri, tutto il creato, celeste e “materiale”. Si tratta di una maturazione che rinnova continuamente gli sguardi.

Cristo ha insegnato che lo Spirito ci condurrà alla verità tutta intera, riportandoci sempre più a lui stesso, al Figlio di Dio e dell’uomo, ai fondamenti essenziali della sua rivelazione virtualmente piena. Una decisiva differenza rispetto al voler stabilire razionalmente etiche universali ma anche al confinare Dio in un iperuranio totalmente a parte. O a giustapposizioni varie.

Le scissioni, le giustapposizioni, vivisezionano, distorcono, svuotano. L’uomo finisce preda della tecnica, del robot, da lui stesso creato. Ma così la società si spegne e va verso il crollo.