L’intellettualismo imperante privilegia una parte dell’umanità della persona finendo per astrattizzarla e dunque distorcerla: la sua ragione. Si viviseziona così l’uomo, spegnendolo, in ragione astratta; anima, moralità, disincarnata; e resto emozionale, pratico, del soggetto. 

 

Così la spiritualità, l’etica, diventano spiritualismo, moralismo, percorsi teorici che comprendono meno la vita concreta, specifica, ben al di là degli schemi, di ciascuno; la filosofia si riduce appunto ad intellettualismo, separandosi da una vissuta ricerca umana integrale; la psicologia si configura come una tecnica. Tutt’al più talora si giustappongono alcuni di questi aspetti della persona, in realtà così, presi in astratto, inesistenti.

 

Per esempio si dice da parte di qualche credente che per il cristiano necessita uno psicologo cristiano. Ma accade magari non di rado che quest’ultimo quando tratta della fede proponga piste variamente schematiche, leggi astratte, quando tocca la psicologia tenda al tecnicismo, al funzionalismo. Evidente che chi gli chiede un confronto può su queste scie trovare meno facilmente risposte più adeguate alle proprie difficoltà. 

 

Un giovane stava chiuso in casa da cinque anni preda di una depressione definita sostanzialmente incurabile. Lo portarono da me e gli proposi di entrare nel gruppo di amici della sua fascia di età che avevo cercato di far nascere in quella parrocchia. Una spiritualità serena, accogliente del cammino personalissimo di ciascuno, attenta ai suoi bisogni, aveva favorito lo svilupparsi di un’amicizia serena tra quei giovani. Il ragazzo si sentì accolto dalla comitiva. Intanto mi parlava della sua vita, delle sue paure, difficoltà, che scopriva di poter considerare con uno sguardo nuovo, sulla via di un amore a misura. In sei mesi recuperò pienamente e non ebbe ricadute. Lì dove sedute psicologiche e terapie di gruppo, tecnica, nulla avevano potuto.  

 

Accompagnare il percorso integrale, non solo astrattamente morale o solo tecnico-psicologico o magari considerando tali due aspetti ma in modo vivisezionato. Secondo la libera, personalissima ricerca, di ciascuno, magari ateo o buddista o di altra religione o filosofia. Certo io credo che questo possa avvenire più pienamente con l’aiuto di una persona maturata in Gesù, Dio e uomo. O perlomeno in un amore sereno e sufficientemente profondo. La crescita a misura in questa direzione libera dagli schematismi, dai moralismi, dai sensi di colpa, dalle forzature, dai cerebralismi, dalle inutili complicazioni, da svuotanti lassismi e conduce verso una consapevolezza del proprio cuore, della propria coscienza spirituale e psicofisica, che aiuta a trovare risposte sempre più adeguate nelle varie situazioni, anche a leggere sempre più profondamente nel cuore delle persone. Solo l’amore meraviglioso, delicato (di Dio) ci aiuta ad entrare in noi stessi e negli altri. Senza non è possibile allo stesso modo. Nella misura in cui non si è ricevuto questo amore si fanno cose, anche apparentemente buone ma il cuore non si può aprire. Se la ricerca è sincera si è nel profondo, tendenzialmente, sulla via dell’amore, ognuno con i suoi doni. E il cuore si può aprire sempre più solo nella grazia dell’amore sereno, delicato, pieno, di Dio. Nella fiducia, dell’abbandono, in Lui. Anche in paradiso, pur per certi aspetti vedendo Dio, più profondamente crederemo in Lui, nel suo amore infinito, nel suo sempre nuovo venire.

 

Una visione della spiritualità, della filosofia, della psicologia, nuova, perché attenta a tutto l’uomo, alle sue vie, ai suoi bisogni e all’incarnazione adeguata, non meccanica, astratta, dei suoi valori. Un ritrovare la via del contatto col proprio cuore semplice nella luce serena, a misura. Da qui, da questo vissuto percorso, nasce una vita e una cultura nuova, anche una nuova, più partecipata, democrazia.