La parabola del razionalismo ha avuto storicamente una sua consequenzialita’ passando per esempio dalle ideologie del 900, al loro crollo, al nichilismo, fino all’omologante solidarismo odierno che sta spogliando le persone di tutto in nome della filantropia.

Si tratta e si è sempre in realtà al fondo trattato del dominio della tecnica che svuota le persone di un’autentica, personale, ricerca e dunque di un vero scambio. Astrazioni, mero fare, che talora hanno in vario modo condizionato anche la fede cristiana.

Conosco brava gente, credente e non credente, che è passata dalla lotta di liberazione dei poveri al servizio di fatto della finanza e dei potenti di internet senza avvedersene. Non hanno nemmeno dovuto comprarli, come può essere invece avvenuto per certi politicanti. Sono semplicemente il frutto programmato dell’astratto seme razionalista. Il dominio della tecnica, previsto da tempo da certi filosofi e scrittori.

Per cui volere uscire dal dominio del sistema con un mero diverso fare significa paradossalmente consolidare le basi profonde del potere attuale. Non sono le persone ma è la tecnica che alla fine sembra sempre travolgere le resistenze. Dunque che vada al governo chi si oppone all’apparato può essere decisivo se si apre ad un salto di qualità. Altrimenti rischia di divenire un altro dei tanti orientamenti e poteri alla fine fagocitati dal sistema.

Serve un salto di qualità, la libera formazione, fin dalla scuola, nella identità liberamente cercata e nel solo allora autentico scambio con le altre. Stimoli al superamento delle astrazioni dell’intellettualismo per cercare le vissute vie della vera crescita.

Se prevale la falsamente neutra cultura tecnicista l’uomo sarà sempre più in competizione col robot che potrà svolgere anche meglio il suo programmato lavoro. Se prevale l’umano allora si potrà sviluppare una feconda complementarietà tra la persona ed il robot, densa di ricchi sviluppi, di aperture di nuovi orizzonti. Forse si potrà giungere alla seconda ipotesi passando dal crollo dovuto alla prima, se qualcuno sopravviverà.