Nell’intervento https://gpcentofanti.altervista.org/le-due-nuove-classi-sociali/ rilevo il possibile formarsi di una ristretta casta di nuovi chierici, intellettuali, alti funzionari, di fatto al servizio del pensiero unico individualista-consumista della finanza, di pochi signori del denaro. E di una crescente massa di persone espropriate della propria storia, di una ricerca a partire dalla formazione libera e condivisa. Una situazione che sta svuotando la società in ogni campo e la sta conducendo ad una implosione. Le crisi assumono titoli molteplici, demografica, economica, ambientale, spirituale, culturale, comunitaria… ma hanno l’unica suddetta matrice.

 

La storia stessa sembra chiarire l’emergere di questi due raggruppamenti nonostante, come osservo in https://gpcentofanti.altervista.org/il-polso-della-situazione/ , gli appigli di ogni tipo che la citata oligarchia cerca per sopravvivere. Ci si può dunque domandare se questa pseudoelite potrà di volta in volta barcamenarsi fino a spegnere il consolidarsi della classe subalterna. Il potere detiene quasi tutti i mezzi per impedire la più piena presa di coscienza del costituirsi sociale di una nuova massa di spogliati. Ma la dinamica annichilente a tutto campo della situazione sembra rendere difficile il prevedere nel lungo periodo altri possibili sbocchi.

 

Stiamo a vedere ma non mi meraviglierei se fosse dunque la storia stessa a far emergere con crescente chiarezza i punti decisivi del conflitto in atto. Tra i quali certamente quelli delle libere o meno educazione e informazione. Le due classi si distinguono proprio, tra l’altro, per queste due leve essenzialissime del potere odierno. Pure se, come osservo nel primo intervento summenzionato, l’oligarchia è meramente a servizio di pochi potenti. Traendone vantaggi lavorativi, di denaro e di prestigio ma appunto a prezzo della propria libera espressione. Dunque stimolata ad evitare un’autentica, partecipata, ricerca del vero.