Avendo trattato ampiamente dei principali orientamenti nella Chiesa qui giungo direttamente ad alcuni possibili suggerimenti concreti per ciascuno di essi per aprirsi ad un oltre. Sempre tenendo presente che dal vivo si può tenere un dialogo molto più adeguato, a misura, perché personalissimo. Nella vita reale non esistono schemi.

 

La guida spiritualista può tendere a stimolare nel discepolo il dialogo principalmente sulle intenzioni spirituali. Si interessa di meno della vita concreta, lì dove invece si manifesta sempre più pienamente, e almeno gradualmente non come rigido ma come è, delicato a misura, come una colomba, lo Spirito di Gesù Dio e uomo. Questi riduzionismi possono dunque limitare l’apertura alla stessa grazia, cui tanto tiene lo spiritualista. Si può tendere ad annoiarsi dove si dispiega l’infinito mistero di Dio, dell’uomo, del creato. Si viviseziona insomma lo Spirito che si dona in vario modo anche attraverso la vita specifica, le persone, gli eventi.

 

Lo spiritualista tende a delegare le questioni del quotidiano alle attualmente non di rado molto riduttive scienze umane. Pur con sospetto. Inoltre questa minore dimestichezza col discernimento incarnato può condurre a voli eterei e ad impacciate durezze e pragmatismi che possono apparire a tale pista come uno stare con i piedi per terra. Mentre si tratta semplicemente di limiti di una fede meno incarnata.

 

Un percorso per lo spiritualista potrebbe manifestarsi nel cercare un dialogo sulla propria vita tutta intera con un cristiano formato sulla via del discernimento spirituale e umano di Gesù. Dunque non nella cultura imperante di fede e ragione, causa delle scissioni che andiamo considerando. È evidentemente necessaria una grazia almeno germinale verso l’oltre di Gesù. La grazia porta sete di luce e umiltà.

 

La via fondamentale è cercare il vero discernere divino e umano di Gesù nel cammino di fede in ascolto dei vangeli. Può aiutare in tale direzione passare dal tenere corsi, esercizi, riunioni, catechesi, al privilegiare l’ascolto personale e comunitario del vangelo, meditato cursivamente in un cammino di fede. Certo l’aprirsi a tale forma di dialogo può richiedere una certa prudenza. La disattenzione cui accennavo sopra può causare nella guida rigidità, schematismi, incomprensioni, che complicano la meditazione comunitaria. Anche se lo spiritualista può ritrovare proprio nelle intenzioni profonde del cuore un aiuto ad una certa malleabilità.

 

Un’altro sentiero la guida in questione può scoprirlo, anche qui con prudenza, in un nuovo discreto stimolare il confronto del discepolo su tutta la propria vita, i suoi bisogni. E allo stesso modo porre attenzione ai percorsi e ai bisogni reali delle persone concrete del territorio in cui vive e opera.

 

Sto segnalando solo alcuni tra i principali possibili spunti per una nuova apertura delle guide all’oltre di Gesù, Dio e uomo. La guida razionalista può tendere ad ascoltare ancora meno di quella spiritualista che è comunque più orientata a seguire le persone specifiche. Il razionalista si orienta facilmente verso corsi, lezioni e catechesi più che sui cammini di fede. Punta sul dovere logico ma dunque in realtà moralista delle persone di seguire Gesù. Vive di visuali e discernimenti prefabbricati. Può essere aperto ad un rinnovamento che sfocia nelle omologazioni del modernismo o risultare chiuso in una logica tradizionalista. Ha una ferrea fiducia in quella astratta ragione che sta distruggendo la fede e la vita delle persone. In un modo o nell’altro dunque può risultare tra le guide più inconsapevolmente influenzabili dalle dinamiche della ragione astratta nella storia. Di cui ho trattato in altri interventi.

 

La ragione astratta chiude all’ascolto dello Spirito e quindi certo non aiuta a riconoscere un oltre rispetto a mere logiche. Più si è rigidi e schematici più il rischio è che un cambiamento possa passare per il crollo di tali impalcature.

 

La guida pragmatica ha come riferimento la cultura razionalista ma la guarda col sorriso di chi ha a che fare con persone magari persino più preparate ma alla fine cervellotiche e fuori dal mondo. Riscontrando le chiusure, le astrazioni, del razionalismo si tuffa nella vita pratica finendo per gettare via il bambino dei riferimenti con l’acqua sporca degli schematismi. Si dichiara aperta ad imparare dalla realtà ma rischia di guardare ad una realtà letta in modo appunto riduttivo, pragmatico. Una falsa apertura che illudendo può chiudere all’oltre di Gesù e del mistero integrale della vita. 

 

Il formatore pragmatico punta sul fare e sul far fare. Dunque finisce per coinvolgere alcuni che vogliono agire. Ma non li aiuta a trovare le vie di una più autentica ed equilibrata crescita. Con tutte le problematiche che ciò può comportare. Anche se Dio conduce la storia e ben oltre tanti limiti umani. Nelle parrocchie per esempio il pragmatismo può alimentare le tensioni del costruire ciascuno più con le proprie forze che nel lasciarsi portare da Dio. 

 

La guida pragmatista può non avvertire particolarmente il bisogno di accompagnare il cammino di ciascun discepolo figuriamoci quanto può essere difficile che intuisca la ricchezza di un confronto sulla propria concreta vita. Può trattarsi di una persona che ritiene che le cose si comprendono solo vivendole. Cosa vera ma parzialmente.

 

Di alcune difficoltà, di alcuni pericoli, di questi riduttivi orientamenti in relazione alla cultura, alla vita sociale, di alcune possibili piste risolutive, ho trattato già altrove. Quando si manifestano vie che sciolgono i nodi, aprono strade, si rimane stupiti nel riscontrare come una guida che tanto desidera il bene possa risultare indifferente verso di esse, chiusa in un proprio mondo strutturato. Allora si comprende che solo Dio sa come condurre la storia, con l’aiuto di ogni persona di buona volontà, anche con i suoi limiti.