Il cuore divino e umano di Gesù, chiave di ogni cosa

Mese: Dicembre 2020

Il potere, il consenso, i valori

Nella storia sembra di poter non di rado riscontrare una certa consapevolezza dei potenti di turno che il governo non si può facilmente basare a lungo sulla mera forza. Sono necessari un qualche consenso e motivazioni, valori morali. Per esempio in epoche passate la fede cristiana, pur con i limiti nei quali veniva generalmente compresa, poteva costituire un collante. In seguito le molte critiche dovute anche a questi limiti aspiravano ad un rinnovamento comunque al fondo con valori morali ed in definitiva di derivazione cristiana.

Il crollo delle ideologie e il troppo lento rinnovamento della fede cristiana hanno lasciato un vuoto nei quali emergono sempre più chiaramente le fasulle strutturazioni della cultura di fondo di questa epoca: il razionalismo e le sue appendici, lo spiritualismo e il mero vitalismo, pragmatismo. Se infatti dell’uomo si privilegia una astratta, al fine inesistente ragione, restano fuori un’anima variamente disincarnata e gli aspetti emozionali-concreti della vita quotidiana.

Il crollo dell’Unione Sovietica ha dunque sancito la fine delle ideologie e anche di un potere comunque di contrasto al capitalismo. Certo tale implosione è stata dovuta per molti versi proprio agli sviluppi della tecnologia.

Ora i potenti del momento, la finanza e le big di internet, cercano il collante morale in un solidarismo omologato e omologante. Ma tale intellettualistica, tecnica, pseudo religione non è sentita dalla gente, è troppo artefatta. I poteri attuali vogliono rendere le persone meri individui consumatori persi in una massa anonima e colorare ciò di una patina filantropica.

Ma ormai molte persone non accettano più le imposizioni di una pure più sentita fede, figuriamoci quelle di questo falso solidarismo. I poteri attuali dunque finiscono per dipendere da un consenso e da valori morali che di fatto proprio tali poteri stessi stanno spegnendo. L’implosione può essere sempre più vicina. Si deve stimolare la libera, ora tendenzialmente serena, non moralistica e partecipata ricerca umana: fin dalla scuola, identità e scambio tra di esse. Vie di superamento dei sopra citati astratti riduzionismi del razionalismo.

E ci si deve muovere dal basso perché gli apparati al servizio dei dominatori possono essere condizionati dalla mentalità diffusa in tali ambienti o dal bisogno di lavorare. Certo però anche nel sistema si possono dare margini di libertà e anche a questi, alla sincerità del cuore di ciascuno, ci si può appellare.

L’inganno decisivo nella storia

Il punto drammatico è che il tecnicismo, il funzionamento e via dicendo sono soluzioni spesso proposte anche da chi vorrebbe sinceramente innovare. Ma così l’uomo diventa sempre più un pupazzo manovrato dai potenti, la società si svuota e finisce per crollare. La perenne illusione della storia è dimostrata dall’implodere dall’interno, per spegnimento, di ciò che l’animava davvero e che finiva per essere scambiato come mera capacità funzionale. Per leggere il futuro veramente è fondamentale ben leggere anche il passato. https://gpcentofanti.altervista.org/una-chiave-per-la-vita-di-tutti/

La via che scioglie i nodi

Il tema dell’adeguato incontro tra la teoria e la pratica è sorprendentemente semplice perché sblocca in realtà tutti i percorsi, il dialogo, la vita di ciascuno. Non vi è mai stato nella cultura, nelle religioni, nella politica, sempre in varia misura sbilanciati su un polo. Nuova esistenza perché ognuno si sente capito e aiutato ad accogliere sé stesso sulla propria graduale, personalissima, ben al di là degli schemi, strada verso la vera vita.  Dunque nuova spiritualità e nuova psicologia, non separate o giustapposte come un fare l’una e un funzionare l’altra. Uno stimolo a cercare con fiducia i valori autentici. Nuova scienza, superando la crisi attuale. Infatti la scienza della logica astratta, a tavolino, scopre in ogni campo di non entrare in contatto con la vita concreta, specifica. Ma passando alla vita reale tralasciando i riferimenti si confonde dal lato opposto, troppo tecnicista. Non entra nel mistero. Necessita una via di adeguato incontro tra teoria e pratica, tra identità e scambio. Vedere un solo lato chiude al dialogo autentico, svuota, porta la società spogliata di tutto alle dittature invece che alla libera maturazione di ciascuno e alla partecipazione.

Una chiave per la vita di tutti

Perché il dialogo talora è difficile, si apprende poco gli uni dagli altri? Bisogna cercare il bandolo della matassa. Magari dovrà trattarsi di una maturazione nella storia, forse con molte sofferenze. Chi può apra il cuore a cercare il bandolo della matassa, si faccia aiutare da chiunque perché i segreti più profondi spesso li conoscono i piccoli. E non sono concetti ma sapienze del cuore, che si trasmettono meglio nella condivisione specifica, dal vivo. Dunque, almeno nei modi e nei tempi adeguati fin dalla scuola, identità e incontro, non solo uno dei due.

A questo link https://gpcentofanti.altervista.org/una-chiave-sorprendentemente-semplice-ma-solo-dono-della-grazia/ una pista che apre orizzonti a tutto campo, spiritualità, morale, scienza, psicologia, pastorale, vita concreta… Infatti si tratta di un nucleo fecondo che può rinnovare la vita e la filosofia di chiunque sul proprio personalissimo percorso.

Tutta la storia, anche delle religioni e delle culture, oscilla tra i due poli ivi menzionati (teoria e pratica, cielo e terra…) perché non trova una via adeguata di incontro.

In tutti i secoli si sono scissi i valori e l’umano, il cielo e la terra… È la storia della mentalità, che oscilla tra Platone e Aristotele, Agostino e Tommaso, oriente e occidente… Una frattura drammaticamente accentuata al tempo di Galileo, come si osserva nel testo citato. Siamo dunque al germogliare di un punto di svolta che può sbloccare la drammatica china tecnicista (l’uomo scisso cerca di funzionare più che di trovare sé stesso) che sta conducendo la società al crollo.

Una via che aiuta con delicatezza ciascuno ad aprire gradualmente il cuore sul proprio personalissimo, ben al di là degli schemi, cammino. La nostra umanità matura senza venire calpestata, nevrotizzata… Respira libertà a pieni polmoni. Allora non un’anima disincarnata ma tutta la nostra umanità viene portata nel mistero dell’esistenza e vede ogni cosa in modo sempre nuovo.

Il cuore aperto alla vita che viene come una colomba, delicatamente. Liberazione da false strutturazioni, sensi di colpa, risposte meccaniche, cervellotismi, inutili sbrachi… Orientati verso i valori autentici.

Il moralismo educa a salvarsi da soli dovendo ottemperare ad astrazioni. Il dono che libera è la fiducia nella vita che, accolta con semplicità, viene gradualmente sempre più e fa maturare verso un sempre più profondo benessere. Cercare di vivere tendenzialmente né di meno né di più, ma il seme realmente ricevuto in dono, lasciandolo così crescere. Se la vita mi fa maturare partendo da piccoli sinceri gesti d’amore ogni tanto anche quello è un dono meraviglioso, delicato, il granello di senapa che diventerà il più grande di tutti gli alberi. Tendenziale crescita graduale e piena di buonsenso verso i valori sempre più autentici.

Dal fare il bravo al cuore gradualmente aperto con delicatezza, ben al di là degli schemi, dall’amore. Dal moralismo alla fiducia nel maturare della vita.

Una sempre più profonda, semplice, consapevolezza del cuore nella luce serena, che fa leggere, nella vita condivisa, anche nell’umanità degli altri. Potendo aiutare a sciogliere nodi, aprire strade. Una maturazione libera di ogni specifica persona che rinnova anche la società svuotata, spogliata di tutto, manipolata, dal tecnicismo.

Come diffondere queste piste? Una via decisiva consiste nell’uscire dalla violenza omologante della formazione scolastica decisa dallo stato e restituire ad ognuno la libera scelta effettiva di poter venire formato anche a scuola alla luce di ciò in cui crede e nello scambio con le altre identità. Liberati dal falso e svuotante oggettivismo razionalista e stimolati dalla propria ricerca e da quella altrui al cercare vissutamente le risposte autentiche. Fuori di ciò la persona e anche la democrazia sono a grave rischio spegnimento e manipolazione.

Il crollo del tecnicismo e il germogliare della grazia divina e umana

A questo link https://gpcentofanti.altervista.org/una-chiave-sorprendentemente-semplice-ma-solo-dono-della-grazia/ una pista che apre orizzonti a tutto campo, spiritualità, morale, scienza, psicologia, pastorale, vita concreta… Infatti si tratta di un nucleo fecondo che può rinnovare la vita e la filosofia di chiunque sul proprio personalissimo percorso.

Tutta la storia, anche delle religioni e delle culture, oscilla tra i due poli ivi citati (teoria e pratica, cielo e terra…) perché non trova, al fondo in Gesù Dio e uomo, una via adeguata di incontro.

In tutti i secoli si sono scissi i valori e l’umano, il cielo e la terra… È la storia della mentalità, che oscilla tra Platone e Aristotele, Agostino e Tommaso, oriente e occidente… Una frattura drammaticamente accentuata al tempo di Galileo, come si osserva nel testo citato. Siamo dunque al germogliare di un punto di svolta che può sbloccare la drammatica china tecnicista (l’uomo scisso cerca di funzionare più che di trovare sé stesso) che sta conducendo la società al crollo.

Gesù Dio e uomo aiuta con delicatezza ciascuno, anche un ateo, ad aprire gradualmente il cuore sul proprio personalissimo, ben al di là degli schemi, cammino. La nostra umanità matura senza venire calpestata, nevrotizzata… Respira libertà a pieni polmoni. Allora non un’anima disincarnata ma tutta la nostra umanità viene portata nel mistero e vede ogni cosa in modo sempre nuovo.

Il cuore aperto per grazia ad una luce che scende come una colomba, delicatamente. Liberazione da false strutturazioni, sensi di colpa, risposte meccaniche, cervellotismi, inutili sbrachi… orientamento verso i valori autentici.

Il moralismo educa pure il cristiano a salvarsi da solo dovendo ottemperare ad astrazioni. Il dono che libera è la fiducia nella grazia (nella vita, per un non credente) che, accolta con semplicità, viene gradualmente sempre più e fa maturare verso la pienezza. Cercare di vivere tendenzialmente né di meno né di più, ma il seme realmente ricevuto in dono, lasciandolo così crescere. Se lo Spirito mi fa maturare partendo da una sola Ave Maria, da una breve invocazione, al mese, da qualche sincero gesto d’amore, anche quello è un dono meraviglioso, delicato, il granello di senapa che diventerà il più grande di tutti gli alberi.

Dal fare il bravo al cuore gradualmente aperto con delicatezza, ben al di là degli schemi, dall’amore (di Dio). Dal moralismo alla fede, alla fiducia.

Il mio giogo è soave e il mio peso leggero. L’umanità della persona che (nella grazia divina e umana di Gesù, crede il cristiano) si fa via per riconoscere l’autentica vita (il Suo Spirito). “Ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne è da Dio” (1 Gv 4, 2). Da questo, dice Giovanni nella sua prima lettera, potete riconoscere lo Spirito di Dio. Una sempre più profonda, semplice, consapevolezza del cuore nella luce (Luce, per il cristiano) serena, che fa leggere, nella vita condivisa, anche nell’umanità degli altri. Potendo aiutare a sciogliere nodi, aprire strade. Una maturazione libera di ogni specifica persona che rinnova anche la società svuotata, spogliata di tutto, manipolata, dal tecnicismo.

Il paradosso dell’automanipolazione

Come mai nel panorama attuale rileviamo in modo non di rado marcato il prevalere del bianco o nero? Molto dipende dalla geopolitica, dalla sviluppo della storia dei poli d’influenza, che restano Usa e Russia con il continuo spesso forse dissimulato e pericolosissimo avanzare della Cina. Un contesto nel quale la finanza e i potenti di internet hanno via via, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, avuto campo libero al loro espandersi incontrollato. Si è andato sviluppando in questa stessa storia un ramificato apparato che supporta tali poteri ed in Europa ha conquistato spazi immensi con l’avvento dell’euro e la conseguente cessione della sovranità monetaria da parte di molti stati del nostro continente.

In tale percorso, crollate le vecchie ideologie dopo un periodo di vuoto di senso la mera ragione astratta è pervenuta ad un solidarismo tecnico, spersonalizzante, privo di umane ricerche vitali, anche in confronto tra di loro. I razionalisti delle ideologie di giustizia e anche di una fede spesso del mero fare hanno, forse da parte di non pochi sinceramente, abbracciato come logici questi sviluppi. Senza percepire che una solidarietà senza, fin dalla scuola, libera ricerca della identità e solo allora dell’autentico scambio è appunto un’astrazione che finisce per spegnere le persone rendendole meri individui consumatori persi in una massa anonima.

Ma è la stessa ragione astratta, insieme alla particolare geopolitica del momento, che ha favorito lo svilupparsi non di una variegata opposizione a tutto ciò ma di un identitarismo chiuso in sé, nelle proprie logiche altrettanto a tavolino. In fondo un contrastarsi di opposti schematismi che finiscono per spalleggiarsi nell’intellettualismo e nelle sue derivazioni, come il pragmatismo. Lasciando la gente spogliata di tutto, manipolata, indotta appunto al fanatismo dell’aut aut. Un chiudersi in codici prefabbricati che rende il dialogo difficile.

L’opposizione della Russia non è la stessa di quella dell’Unione Sovietica. Al globalismo meccanicista del sistema si oppongono poteri che da tali interessi si sentono penalizzati, economie non del virtuale che reclamano il potere per le singole nazioni. Riallacciandosi all’identitarismo di cui sopra.

In una tale situazione la gente rischia di venire manipolata, fanatizzata o, più spesso, semplicemente spenta. I menzionati tre principali potentati geopolitici e quelli del virtuale hanno un obiettivo in comune, lo svuotamento della gente. Ma paradossalmente proprio da qui, dalla necessità di andare oltre il crollo di tutto, drammaticamente sembra possano scaturire, se qualcuno sopravviverà, persone, culture e società rinnovate.

Culture, economie, a misura d’uomo, delle specifiche persone. Identità liberamente cercate, scambio, partecipazione. Un passare dalla ragione astratta e dal vario dominio della tecnica all’autentica democrazia che favorisce la maturazione delle persone. Si tratta di semi che già qua e là vanno cadendo nel terreno ma in modo così sparuto dall’indurre a chiedersi, come detto, se non dovrà essere un crollo sociale a stimolare un più diffuso cambiamento. Perché Maria ha detto che “alla fine” il suo cuore immacolato trionferà?

Il Magnificat, le nozze di Cana e questo nostro tempo

Il pensiero unico è oggi così onnipervasivamente al servizio del sistema, il razionalismo è così svuotante, che oggi anche persone colte e di buone intenzioni, per esempio tra i cristiani o gli ex marxisti, non si avvedono (o fingono?) di tutto ciò.

Lo sfacelo della gente spogliata di tutto e talora raggirata al punto di fidarsi di chi la massacra ricorda certe drammatiche prove subite dal popolo di Israele e narrate nella Bibbia. In mezzo a oscurità di ogni genere Dio porta avanti il suo disegno di vita e di salvezza per ciascuno.

Il magnificat ci trasmette che la storia la conduce Dio verso la rivelazione sempre più piena del suo amore, con l’aiuto di ogni persona di buona volontà, spesso “piccoli” che mai verranno lodati, menzionati, da qualcuno. Il cuore di Maria canta la vicinanza, l’attenzione, di Dio a ciascuno, alle sue speranze, ai suoi dolori, ai suoi bisogni.

Vi si legge tra le righe il segreto delle nozze di Cana: Maria è mamma che si avvede delle necessità dei suoi figli ed anima ogni persona di buona volontà ad accogliere la luce che le viene donata contribuendo a cambiare misteriosamente le sorti profonde di tante persone e della storia. Tanti sentono incoraggiata la loro fiducia in Gesù, sostenuto in mille modi il loro cammino.

La beffarda eterogenesi dei fini

I media del sistema che pare teleguidato dalla finanza e dai potenti del web usano tutti i mezzi per distogliere dai governi al loro servizio sospetti negli atteggiamenti circa il covid. Complottismo è una delle parole usate in questo senso. In effetti colpisce come proprio ai dominatori in questione pare convenire il virus. Mai che qualcosa vada a vantaggio invece della gente, delle identità e dell’allora autentico scambio. Comunque il punto da cui non bisogna lasciarsi in vario modo distogliere è che in tale contingenza è bene che il potere vada ai reali rappresentanti di tutti quelli che dal covid vengono massacrati.
Sarà possibile arrivare ad oneste elezioni? O si tratterà al più di elezioni farsa via telematica? Il potere ha ormai aggirato completamente la democrazia? Bisogna diffondere la consapevolezza di questa drammatica spoliazione di tutto che avviene addormentando le menti. Questa è la conseguenza ultima di una cultura che svuota di ogni vissuta ricerca identitaria e di un solo allora autentico scambio. Ma proprio questi tragici risultati potranno risvegliare il bisogno di autentica umanità. Ridare alla gente, alla specifica persona, il suo legittimo diritto di scegliere fin dalla scuola la propria formazione per giungere dunque ad una libera partecipazione nell’informazione. Ridare alla gente il vero potere odierno di cui essa è l’unica legittima detentrice: la formazione e l’informazione.

Domande a Magister

Nell’articolo http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2020/12/21/due-papi-due-agende-per-benedetto-la-priorita-e-dio-per-francesco-l’uomo/ viene toccato il punto decisivo che sta alla radice di ogni crisi attuale, anche la più concreta. Specie dal tempo di Galileo si è sempre più teso a confinare la fede e la coscienza nell’ambito di un’anima disincarnata sottoponendo ogni altra problematica al vaglio di un’astratta ragione. Lasciando dunque ulteriormente fuori anche il resto dell’umano, già poco considerato dalla spiritualità di allora, con forti venature platoniche.

Sperimentiamo nei secoli le tragiche conseguenze del sottile prevalere di questi schematismi che tendono a spogliare ogni uomo di una viva, libera, ricerca umana e di un solo allora autentico scambio. Di una più diffusa e consapevole partecipazione.

Persino nella Chiesa si trovano ancora oggi accaniti difensori del razionalismo. Si può persino ritenere che il credere sia in parte questione di fede e in parte di ragione. Se nella propria coscienza si avverte un sì alla domanda se si crede in Dio quella è la fede. “Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato ma il Padre mio che è nei cieli” (Mt 16, 17).

Certo tutta la propria umanità tendenzialmente si ritrova sempre più su questa scia e anzi, illuminata dalla grazia divina e umana di Gesù, si fa via anch’essa di discernimento dell’autentico Spirito di Cristo, che non viene a calpestare l’uomo ma a far fiorire gradualmente e serenamente, ben al di là degli schemi, la sua persona integrale.

Dunque il dono della grazia divina e umana e la via della persona umana. La coscienza spirituale e psicofisica nella Luce serena, a misura. Ridurre la via ad un’astratta ragione finisce come detto per scindere quest’ultima dalla coscienza e dal resto emozionale pratico del soggetto. Al punto che lo Spirito che illumina il cuore può venire considerato mero sentimento.

Una tale inesistente ragione può dunque tendere ad autonomizzarsi. La maturazione umana diventa preda di risposte schematiche, la varia scienza si separa da una autentica crescita integrale e diviene falsamente neutra. L’uomo concreto privo di adeguati, non astratti, riferimenti può tendere al pragmatismo.

In una tale cultura persino nella Chiesa si oscilla dunque tra quell’anima disincarnata che delega con sospetto tante conoscenze concrete ad una fasulla scienza; un razionalismo della dottrina da comprendere con il cervello e da applicare in modo variamente meccanico con la volontà; ed un pragmatismo che rifuggendo da tali astrazioni si tuffa nella vita pratica gettando per non pochi aspetti via il bambino dei riferimenti con l’acqua sporca dei moralismi.

Il riferimento della vuota, astratta, ragione, della mera tecnica, sta dunque conducendo l’umanità spogliata di tutto al crollo, sotto l’egida dei dominatori del tecnicismo del tempo, oggi la finanza e i potenti di internet. Il drammatico prevalere di questa struttura mentale chiusa in sé, scissa dal resto dell’umano, finisce per condizionare inconsapevolmente persino certi pastori nella Chiesa, persino ex propugnatori del marxismo e della giustizia sociale, mettendoli sulla scia di tale falsa, omologata, tecnica, umanità.

Nella Chiesa pastori possono combattere tra loro per difendere i succitati frammenti di umano. Un dialogo spesso impossibile a partire da tali chiusi riduttivismi e che finisce così nel dibattito pubblico ecclesiale per far prevalere il partito del papa del momento. Forse la gente può venire paradossalmente aiutata dall’alternarsi secco di tali orientamenti perché i pastori sono costretti a sentir parlare solo di uno essi e dunque a prenderli in considerazione. Così i fedeli possono venire involontariamente orientati a fare una semplice sintesi, a trovare nella vita concreta un oltre che prenda il buono di essi.

Una spiritualità (dall’anima disincarnata) in cammino graduale, sereno, a misura (dal pragmatismo), grazie e verso i riferimenti sostanzialmente immutabili della fede (dal razionalismo, dottrinarismo).

Nello sfacelo di questa distruzione brilla il germe di una vita nuova. Ancora una volta non sono i dottoroni e i notabili del tempo a rinnovare ma i piccoli del vangelo. Tornare all’uomo semplice nella Luce ora tendenzialmente, per grazia, meglio intuita serena, a misura della specifica persona. Libera formazione nella identità ricercata ed autentico scambio. Vissute vie di graduale uscita dall’astrattismo che sta uccidendo l’uomo.

Maria e la storia della salvezza

La professione di fede di Maria, il Magnificat, canta l’opera di Dio nella storia della salvezza. Tutta nella misericordia, essa disperde i pensieri di coloro che appaiono sopra agli altri (= testo greco originale, che smaschera i sistemi di potere, porta oltre le apparenze e via dicendo), rovescia i potenti dai troni, innalza gli umili, ricolma di beni gli affamati, rimanda i ricchi a mani vuote. Soccorre Israele, la Chiesa, sua serva, ricordandosi della sua misericordia come aveva promesso.

Dio semina dunque oltre le verità parziali, dove non del tutto errate, dei potenti, i silenziamenti dei poveri, perché la sua grazia sempre nuova si diffonde per le vie che Lui sa, ben oltre i piani di chicchessia, secondo la sua sapienza e conduce verso la verità tutta intera. Questa è la nostra gioia, la nostra fiducia, la nostra speranza.

La premonizione del prestigio calante

La vecchia rivoluzione e quella sempre nuova

Una radice della crisi attuale sta, come osservato per esempio da diversi filosofi e scrittori, nel razionalismo che svuota, omologa, le persone in un percorso consequenziale che è passato tra l’altro, come se nulla fosse, dalle grandi ideologie rivoluzionarie al dominio della finanza e dei potenti di internet sotto l’ombra di un astratto civismo, solidarismo, che spoglia di ogni libera ricerca identitaria e di un solo allora autentico scambio. Su queste scie ogni valore viene manipolato ai fini del potere: il femminismo per esempio può divenire scusa per cooptare persone ad hoc nel sistema. Certo anche con tali rischi vi sono molti validi motivi per dare più spazio alle donne. Ma la vera liberazione della donna non può prescindere dalla vera liberazione di ciascuno.

I tanti fantocci del sistema possono essere guidati dai propri interessi di prestigio e di guadagno o, forse in una gran quantità di casi dal bisogno di lavorare ma anche possono essere essi stessi tra gli inebetiti frutti dell’intellettualismo. La tecnica alfine domina poi gli stessi burattinai della finanza e di internet di cui sopra. Essi portano al crollo la società di cui fanno parte anche i loro figli.

Bisogna tornare all’uomo e all’uomo non si potrà tornare coi programmi alla fine intellettualoidi, perché troppo soggettivi, di qualcuno. La via mi pare la partecipazione di tutti perché lì, nella ricerca personale e nella condivisione, si supera l’intellettualismo e si matura nella vita concreta. Dunque non un intellettualistico programma comune –  stabilito da chi? – Ma proprio la libera ricerca e il dialogo tra tutti, nella più grande diversità degli orientamenti e nel desiderio comune, questo sì, di liberazione da tutti quelli che vogliono pensare il bene degli altri al posto degli altri stessi. Ecco le astrazioni, lo svuotamento, la dittatura, la riduzione a contrapposizioni tra bianco e nero, senza le mille sfumature della vita, la manipolazione, il fanatismo.

Solo la più varia partecipazione di base potrà suscitare una rinascita personale e sociale che non sia una nuova illusoria ideologia. Da questo fermento potranno uscire di volta in volta guide che siano in mezzo alla gente e non fasulle avanguardie nelle loro torri d’avorio. Le pseudoelites vecchie e nuove hanno alcune caratteristiche distintive che segnano già un destino: ascoltano poco, vogliono primeggiare, si credono chissà chi. Sono ancora una volta frutti dell’ubris, della stolta superbia, alla fine astratta, intellettualista.

Vediamo per esempio che al tempo di Gesù la rivoluzione non la fecero le élites del tempo, farisei, sadducei, scribi, né prima di tutto (certo ogni cosa concorre in ciò in cui è buona) le aspiranti nuove élites come gli zeloti o gli esseni ma i piccoli del vangelo, la gente che cercava di accogliere con cuore semplice la luce che gli veniva donata. «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: Eccolo qui, o: eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!» (Lc 17, 21).

Sembra impossibile che non vi sia anche nei passaggi di cambiamento sociale qualcuno che si ritiene di un altro pianeta e meritevole di guidare gli altri. È l’inizio della logica del potere che in varia misura si contrappone a quella della ricerca del vero. Che vi sia nella società chi governa è addirittura indispensabile. La questione dunque non è evitare questo ma favorire il più possibile la libera formazione e la libera informazione, ossia l’autentica partecipazione di ciascuno. Sembra appunto davvero difficile che non vi sia anche nella rivoluzione chi vuole prevalere invece di cercare prima di tutto la condivisione. Forse però il cammino dell’uomo ha portato ormai molti a conoscere la fine delle verità che camminano sulle gambe dei più forti. Si finisce per passare da un padrone all’altro. Il vero necessarissimo rinnovamento può risiedere nella consapevolezza che se non si favorisce il più possibile libera formazione e informazione, la partecipazione, l’umanità rischia di venire oggi annullata dalla onnipervasività della tecnica. Libertà per ciascuno di venire formato fin dalla scuola alla luce della identità ricercata e nello scambio con gli altri e di qui più autentica possibilità di partecipazione. Sempre vi sarà chi si vuole imporre, magari appunto come salvatore degli altri. La storia insegna e insegnerà sempre più che bisogna cercare di favorire la libera maturazione e partecipazione di ogni persona. Cercando dunque le vie per attenuare il predominio di alcuni sugli altri. Consci di questa continua ambivalenza e del continuo rischio di trasformare anche le vie migliori in occasioni di prevaricazione.

Ma sembra di essere giunti ad una situazione in cui o la tecnica, con i suoi potenti mezzi, favorisce la libera maturazione di ciascuno o le persone diverranno appendici dei robot. In un singolare ma anche drammatico, perché tendente al crollo, rovesciamento di prospettive. La domanda è dunque radicale: vi è la possibilità di porre la tecnica sotto il controllo della democrazia o la tecnica stessa porta al dominio di alcuni che altrimenti sarebbero scalzati da altri, dunque di fatto ognuno essendo soggetto ad essa?  La libera formazione e informazione di cui sopra può stimolare l’uscita dal razionalismo e dunque una plurale ricerca del vero, integrale, benessere umano. Si potrà giungere a percorrere queste vie di fondo in modo sufficientemente autentico? Si potrà per esse porre un certo argine allo strapotere della tecnica, degli apparati? Si verrà costretti a muoversi in tale direzione dopo il crollo dello svuotamento totale, se qualcuno sopravviverà?

In un tale contesto la Chiesa può trovare ostacoli previ ad un’autentica sinodalità nei limiti sociali alla crescita delle persone. Potrà essa comunque aprirsi con prudenza ed equilibrio ad una più viva e libera partecipazione? Potrà non venire pesantemente condizionata dalla formazione e dall’informazione a senso unico? Intanto va osservato che urge per esempio uscire dal doppiopettismo delle apparenze che espone ancora maggiormente ai ricatti del potere. Gli apostoli non hanno puntato su un loro impeccabile curriculum, che come ben si sa non avevano (vedi san Matteo, san Paolo e anche tutti gli altri) ma proprio al contrario sull’opera di Gesù. Le vie sopra descritte stimolano l’uscita dall’intellettualismo, dalle sue astrazioni, dai suoi formalismi. Le scritture, si pensi a quella sintesi dell’Antico e del Nuovo Testamento che può ritenersi il Magnificat, rivelano e mostrano che Dio conduce la storia profonda, oltre ogni ostacolo, con la collaborazione dei piccoli. E quando la scintilla della viva ricerca del vero, della libertà, si accende nelle persone può essere molto potente.

I punti profondi della crisi attuale

Intervista di Byoblu a d. Giampaolo Centofanti

https://www.byoblu.com/2020/12/13/a-scuola-si-insegna-il-civismo-omologato-e-cosi-muore-la-democrazia-don-giampaolo-centofanti/

Gesu’ e la politica

La democrazia aggirata, raggirata

Gesu’ e la cultura

Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete capito tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13, 47-52).

Gesù non ha scritto perché non teorizza ma si manifesta dal vivo, in modo specifico per le specifiche persone. Ma non ha disprezzato la cultura. Tutta la sua vita è intrisa delle Scritture, meditate in modo profondamente libero e innovativo. Il titolo con cui preferisce chiamarsi è Figlio dell’uomo. La persona di cultura per Lui non è un dotto a tavolino, una persona dagli astratti ragionamenti ma colui che matura nella Sua sequela, su tale via anche cogliendo i doni validi della cultura e di ogni cosa. Dunque il centro è sempre una crescita, un discernimento, dal vivo, nelle situazioni specifiche.

Non per nulla Gesù non ha mai parlato di fede e ragione ma ha vissuto Lui per primo una maturazione del cuore nella Luce che scende serena, come una colomba. La Parola non è un concetto da comprendere con il cervello e mettere in pratica con la volontà ma è un seme che cresce facendo maturare ciascuno sul proprio graduale, personalissimo, cammino. Gesù annuncia alle folle, ma anche qui parlando alle situazioni specifiche, le verità fondamentali; poi accompagna il cammino particolare delle singole persone. Insomma Egli è il seminatore che semina il seme e cura la sua crescita. Non giunge a sistematizzare tutta una cultura.

Su questa scia io mi sento chiamato a vivere la pastorale dal vivo, come Gesù. Alle persone che accompagno nella crescita suggerisco di non leggere i miei scritti, che inevitabilmente potrebbero giungere in modo variamente astratto. Quando si studia bisogna capire che si tocca un altro piano rispetto alla pastorale, alla propria vita, maturazione, concreta e che in certi casi si può fare confusione tra tali diversi ambiti. Da un altro lato scrivo perché la cultura tocca la ricerca umana integrale ed influenza poi in mille modi la vita delle persone e dunque va sempre profondamente rinnovata in Cristo. Vi sono così due piani: quello dal vivo, nei suoi vari aspetti, tra cui l’annuncio, il dialogo, con la gente, quello comunitario e quello personalizzato; e quello degli studi, che implicano la formazione alla luce della identità ricercata e lo scambio con le altre culture e con persone di quelle culture. I due piani al tempo della scuola, dell’università, si rimandano, si dovrebbero rimandare, l’uno all’altro. Per esempio una cultura intellettualista non stimola, almeno non così tanto, tale interazione.

Poi il rimando si può variamente trasformare ma certo in una società che aiuti sulle scie sopra citate la maturazione della gente vi sarebbe una partecipazione che in vario modo lo stimolerebbe.

Quanto lungo dunque è il cammino anche della Chiesa per imparare a prendere sempre più profondamente Gesù come riferimento in ogni cosa. Maria ha detto a Fatima che alla fine il suo cuore immacolato trionferà. Quasi come se anche nella Chiesa si debbano sperimentare a lungo le conseguenze della più o meno consapevole ubris della ragione astratta che sta conducendo l’umanità al crollo.

Il discernere concreto di Gesu’ e la psicologia

Il segno della profezia

Morte e risurrezione della profezia

Una dittatura da studiare

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