Manifesto del cuore divino e umano di Gesu’

Uno sviluppo della via del discernimento con risultati fecondi e innovativi a tutto campo, dalla dottrina alla pastorale, esiste da decenni. In questo testo (circa 21 pagine) descrivo sinteticamente la ricerca degli adeguati riferimenti, collegamenti, del vivere umano e certe loro decisive conseguenze. Qui nasce dalla e nella vita una sempre rinnovata cultura. Di meno immediata comunicativita’ eppure utile per esempio ad una guida per situarsi equilibratamente. Ma nell’esistenza concreta l’amore si svela gradualmente, per grazia, magari senza certe dettagliate esplicitazioni, un cammino tendenzialmente sereno, semplice, libero, attento a tutta la specifica persona. L’unica chiave capace di sciogliere ogni nodo.
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1) Cercare, in Cristo, le possibili origini dei problemi

Papa Benedetto non solo ha stimolato a vivere in Cristo tutta la propria vita, la cultura, ma ha anche specificato che è necessario cercare in questo senso gli autentici collegamenti in ultima analisi tra lo Spirito e la persona umana, tra la teologia e l’antropologia (Veglia mariana, 10 ottobre 2009). E’ questa una problematica che sta a monte di molte altre forme di discernimento: come riflettere infatti più adeguatamente dando per scontati (e dunque non valutando attentamente) i riferimenti, i collegamenti, spirituali e umani in base ai quali si opera il discernimento? Sottometto tutto al magistero della Chiesa cattolica. Questi scritti hanno il loro principale ispiratore in don Mario Torregrossa, se questa si potrà rivelare una buona nuova via lui ne è una profonda sorgente. Ma, almeno per come la vivo io, questa strada nasce e cresce nel cuore della Chiesa, ed ha ricevuto l’aiuto di molte persone, forse, come per don Mario e lo dico con gioia, gratitudine e nessun trionfalismo, di molti possibili santi.

2) Ricerca di un nucleo spirituale e umano di riferimento

Osserviamo così che talora si tende a dialogare sui concetti, sulle opere, piuttosto che sulle impostazioni fondamentali che li generano. L’assenza di un più chiaro nucleo vitale di riferimento spirituale e umano ha forse di fatto favorito una certa cristallizzazione della strutturazione degli studi, variamente frammentata, che può rivelarsi talora fonte di ostacoli all’attenzione appunto verso quel centro. Nei miei scritti si può rilevare come la ricerca in avanti, nei tratti fondamentali nel Gesù dei vangeli, di un nuovo (di nuovi) nucleo spirituale e umano possa sciogliere nodi, individuare efficaci soluzioni, in tutti campi (ecumenismo, fede-scienza, democrazia e valori, pastorale, psicologia, arte…). Anche appunto sempre più tornando al vangelo, distinguendo la tradizione dal tradizionalismo. Il regno di Dio non è qua o là ma in mezzo a voi, dice Gesù. Se prevalgono gli apparati in quello successivo possono emergere aspetti a sua volta unilaterali ma che deficitavano nel precedente. Spiritualismo, meno attento all’umano; razionalismo identitario ideologico; pragmatismo della vita in fuga da quei troppo astratti principi ma restando senza. Ecco alcuni possibili riduttivi orientamenti che pure sembrano potersi tendenzialmente completare, armonizzare. E un cammino che avviene nella storia della salvezza, non nei nostri bei programmi a tavolino. Tendenzialmente comunque uno stimolo anche per i pastori a crescere insieme agli altri, ad accogliere i carismi. Ad avvedersi che ritenere di avere un unico progetto, quello voluto da Cristo e poi imporre, anche in buona fede, il proprio può denotare il bisogno di nuove scoperte, certo secondo i tempi di Dio.

3) Un possibile nucleo di riferimento

La mia proposta, da valutare in una ricerca comune, è quella di considerare il “reciproco”, in una vita vissuta in Cristo, rivelarsi dello Spirito di Cristo e dell’umanità della persona. Lo Spirito rivela all’uomo, in un cammino, Dio e la sua propria umanità. L’umanità dell’uomo lo aiuta a comprendere l’autentico Spirito di Cristo, non rigido, cervellotico… Lo Spirito non calpesta l’umanità dell’uomo ma invece la conduce verso un pieno, sano, equilibrio. E per l’umanità dell’uomo si può indicare la sua coscienza spirituale e psicofisica (l’uomo è essere spirituale e psicofisico che vive nello Spirito). Trovando sempre più, come visto, nel dono dello Spirito, gli adeguati riferimenti, gli adeguati collegamenti, spirituali e umani la persona è sempre più nitidamente, distintamente, inserita nella vita trinitaria, nella vita propria e comunitaria, nel mondo e maturando così sempre più armoniosamente, ordinatamente, in Cristo, può vedere ogni cosa in una sempre più lucida spiritualità-cultura “divina e umana”.

4) L’opera di Maria e di Cristo

Possiamo allora intuire che Cristo può ancora una volta venire a rivoluzionare la vita, la cultura. Può venire ad aprire un varco ancora più profondo nella nostra umanità integrale, rendendola sempre più unita a lui come Dio e come uomo. Forse Cristo vuole venire ad accendere ancora più la sete della sua luce. Questo, al di là di ogni pur grande scoperta che si potrà sperimentare in lui, si rivela un dono fontale: un più profondo abbandono a Dio, una più profonda, non già con paletti predefiniti, ricerca della sua luce, anche attraverso gli altri. E osserviamo come di fatto l’assenza, la debolezza di questa sete sia forse all’origine di tante lentezze, di tante chiusure, di tanti burocratismi. Come è difficile, per esempio, oggi, per chi non è nel settore a ciò preposto, comunicare le proprie intuizioni, dialogare nella platea pubblica, pur se ha da manifestare vie importanti ed innovative. D’altro canto questa circostanza si può talora ripetere per chiunque voglia uscire dalle competenze assegnategli: una preparazione, uno sguardo, un dialogo, più ampi non sono contemplati ed anche, per esempio,  l’azione di Dio – che, tra l’altro, viene, vorrei dire, intero – la profezia, non è prevista.
Ancora, questa più integrale redenzione dell’uomo, questa più piena assunzione della sua umanità in Cristo, sono un dono di Maria e di Cristo che ci precedono e ci accompagnano nella storia. La proclamazione dei dogmi dell’Immacolata concezione e dell’Assunta ed i concili che le hanno seguite non sembrano condurre la Chiesa nella direzione di cui parlo (nel Vaticano I, tra l’altro, un ancora più chiaro sostegno dello Spirito circa la verità, l’unità; nel Vaticano II, per esempio, una nuova attenzione all’umanità dell’uomo in una rinnovata attenzione a Cristo, alla Chiesa, al mondo)? Possiamo porre sempre più ascolto alle affermazioni di padre Kolbe, che parlava di un’era dell’Immacolata (e dell’Assunta, si può forse aggiungere).

5) Collegare adeguatamente, non frammentare

Il nucleo di riferimento spirituale e umano che propongo (al n° 3) può aiutare a ben situare l’uomo nei confronti di Dio (a) e della propria umanità (b). Nei confronti di Dio (a) aiuta per esempio a superare gli opposti scogli del relativismo e dell’integralismo in quanto l’autentico Spirito di Cristo può venire sempre più scoperto come capace di condurre ogni uomo attraverso le tappe della sua personalissima crescita spirituale, psicologica, culturale, verso la pienezza della fede, della speranza, della carità, della maturità spirituale e umana. Un Dio sempre più divino e umano in Cristo.
Nei confronti della propria umanità (b) perchè questa non viene frammentata in giustapposti elementi: per esempio spirito, ragione, vita pratica ma viene considerata nella sua realtà integrale e nelle sue distinzioni. Appunto come coscienza spirituale e psicofisica che vive nello Spirito. E’ infatti all’interno di questa coscienza concreta che matura e trova la sua giusta collocazione ogni aspetto dell’uomo, come gradualmente vedremo. Possiamo però fin da ora osservare che invece frammentare l’uomo per esempio in ragione, sentimenti, spirito (e magari Spirito santo che si dona solo ai credenti), può condurre ad una varia giustapposizione di aspetti della vita umana: una spiritualità meno incarnata, una cultura che può tendere all’intellettualismo, una vita concreta che senza più armoniosi e ben integrati riferimenti può scivolare in vario modo verso forme di pragmatismo, o di giustapposizione di spiritualismo, intellettualismo, pragmatismo.

6) Una vita, una conoscenza, eucaristiche, nella “nuova” Trinità in Cristo, Dio e uomo

Il nucleo cui vado accennando mostra che la vita, la conoscenza, dell’uomo sono spirituali e psicofisiche: la conoscenza dell’uomo è sacramentale, eucaristica. L’uomo si può ritrovare sempre più adeguatamente, distintamente, inserito nel mistero di Cristo, Dio e uomo, nel mistero spirituale, umano, “materiale”.
Così cercando sempre più i giusti riferimenti, collegamenti, in Gesù l’uomo si può ritrovare sempre più distintamente nel mistero della Trinità. Per esempio il “reciproco” rivelarsi dello Spirito e dell’umanità lo inseriscono più distintamente in un movimento anche nella Trinità dall’alto e dal basso, nello Spirito. Queste più chiare, armoniose, relazioni possono indurre ad intuire più organicamente la vita trinitaria: forse il Padre genera il Figlio nello Spirito, ma al tempo stesso lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio. Il Padre stesso non può esistere fuori dell’Amore, non può “respirare” senza lo Spirito. Ma il Padre è l’origine nella vita trinitaria altrimenti si tratterebbe di tre persone antecedenti la Trinità: la persona divina (e con i dovuti distinguo la persona in genere) può essere solo trinitaria. E la Trinità può essere solo Padre, Figlio e Spirito Santo: solo l’Amore, solo questo Amore è vita. La concezione della Trinità deve nascere dalla vita, in quella qui proposta si possono intuire possibili vie di incontro per esempio con l’ortodossia e con l’ecumenismo in genere: non vi è parità senza primato, non vi è primato senza parità. Le precedenti interpretazioni della Trinità possono forse orientare ad un primato papale con meno Spirito, dialogo, ascolto e più legge nel caso latino. Più orizzontalità; o alle varie autocefalie senza più piena costitutiva comunione nel papa nel caso orientale. Più verticalità. E’ forse impreciso, inoltre, sostituire il termine parità con sinodalità se non si specifica il tipo di sinodalità che vi è nella Trinità. Per inciso, poi, sul primato, ricordo che Gesù è morto a Gerusalemme e Pietro è stato vescovo di Antiochia, forse di Alessandria e solo poi di Roma. Ancora non trattiamo solo di collegialità tra vescovi ma di diocesi e pure in vario modo di ogni persona, gruppo, del creato.

7) Un incontro rinnovato tra fede e scienza (intesa in modo nuovo). Una logica trinitaria in Cristo

Anche la persona umana non può esistere, non può rientrare in sè, non può “respirare”, fuori dell’Amore trinitario. Lo Spirito è questa via comunicativa delicata, personale. K. Goedel ha dimostrato che non può esistere un sistema logico autoesplicantesi: si deve attingere dall’esterno (la stessa “scienza” -termine, ripeto, da interpretare in modo rinnovato- si scopre in crisi di fronte alla necessità di seguire sempre più da vicino la viva complessità della vita). Ma per attingere si passa, si deve passare, per le adeguate vie comunicative spirituali, umane, “materiali”. Forse la creazione stessa, in cui Dio si manifesta, deve essere in qualche modo trinitaria: possiamo per esempio notare che vi è il sole, la luce, la vista; la parola, il suono, l’udito. A. Einstein ha dovuto accorgersi di questa via comunicativa per compiere le sue scoperte. Le oscillazioni della cultura nel corso dei secoli sono dovute anche a riduttivismi, giustapposizioni, nella considerazione dell’uomo (per esempio ragione, sentimenti), della conoscenza (per esempio soggetto, oggetto, senza lo Spirito)… Fede e scienza possono tendenzialmente convergere, aiutarsi, sempre più in Cristo Dio e uomo.
Su questa scia possiamo, ancora, riferirci alla legge per la quale un piano della logica trova la sua spiegazione immediata al piano superiore, per esempio l’esistenza della persona umana induce a pensare all’esistenza della persona divina. Ma quest’ultima? Non può spiegarsi nella giustapposizione di due persone divine, ma solo nell’Amore trinitario. La causalità, in vario modo reciproca, è un segno trinitario. Da tutti questi spunti vediamo che la stessa logica possiamo scoprirla sempre più in una maturazione spirituale e umana, anche nella storia, in Cristo. E vediamo che la persona, la logica, sono forse trinitarie nei molti sensi in queste note evidenziati e dunque non solo nel senso, di cui oggi spesso si parla, di una non meglio definita “relazione”. E’ nella maturazione della coscienza spirituale e umana che anche la logica trova tendenzialmente sempre più la sua giusta collocazione. Possiamo così osservare che anche il cattolico può porre da un lato la fede e dall’altro la ragione talora intesa come “dominio” dell’uomo. Ma in qualche modo la stessa storia dimostra che è Cristo che rivela sempre più all’uomo anche la logica.

8) L’io più profondo

Intuiamo che forse Cristo stesso avrà dovuto cercare i giusti riferimenti, collegamenti, nella propria vita, aiutato anche dagli altri: Maria gli avrà parlato, per esempio, dello Spirito Santo, Giovanni Battista parla della colomba e dell’agnello… Cristo ha creduto, e forse sempre più profondamente, di essere Dio e di essere uomo. Allora avrà dovuto comprendere che come uomo accoglieva gradualmente, docilmente, come un agnello, sempre più la Trinità, che veniva in lui nello Spirito, con la delicatezza, la semplicità, la grazia, di una colomba. L’Amore, Dio, infinito si può fare piccolissimo,  “analitico” e “sinteticissimo”. Cristo stesso era alla ricerca della “divinità” e dell’”umanità” dell’amore del Padre. Cristo ha forse riconosciuto sè stesso, la persona, nella libertà del suo (nel proprio caso, essendo Dio, pieno ed eterno) sì nello Spirito, al Padre. Il suo io anche spogliato, in qualche modo, di mille doni divini, era nel suo libero eterno sì al Padre. Cristo ha, nello Spirito, accolto sempre più il suo io, forse come, in qualche modo, ogni persona umana può divenire sempre più sè stessa, accogliersi sempre più profondamente, proprio in Cristo. Ma nel suo accogliersi Cristo non ha mai opposto resistenze volontarie (così avrà forse imparato a distinguere gli aspetti “psicofisici” da quelli spirituali): il suo io, pure in crescita, ha sempre detto sì. Comprendiamo allora che forse Gesù ha riacquistato la pienezza della sua divinità quando è asceso nel seno del Padre. Avendo confermato anche come uomo il suo sì al Padre ha potuto ricevere senza violenze anche nella sua umanità la pienezza della divinità. Così la pienezza virtuale della rivelazione Cristo la compie nel seno del Padre, con la pentecoste.

9) L’ amore di Dio sempre più profondamente scoperto “divino e umano”. Nuove possibili soluzioni ecumeniche

La sempre più profonda scoperta, nel dono di grazia, dell’autentico incontrarsi dello Spirito di Cristo con l’autentica persona umana può aiutare l’uomo a sperimentare in Dio, a respirare, in lui, libertà “a pieni polmoni”. L’uomo può venire condotto nella più profonda intuizione concreta della misericordia divina. Si comprende che il problema di Dio è il rispetto delicato della nostra libertà. Dio perdona tutto (in questo ha un ruolo diverso dal genitore umano che guida il figlio anche con eventuali sanzioni). L’unico motivo pienamente valido per seguire Cristo è la fiducia nel suo amore, nella sua capacità di darci vita e non il timore di punizioni divine, il perfezionismo, e così via. L’amore pienamente vero può essere solo una scelta libera. Cristo poi prima di tutto vuole stare con noi, se lo accogliamo, perché ci ama e non solo allo scopo di darci qualcosa, magari di buono. Qui sulla terra per ricevere più pienamente la grazia ordinariamente aiuta la nostra personale collaborazione (però il seme può crescere anche senza di essa: solo Dio sa quel che fare nel cuore dell’uomo). Ma quando saremo in cielo la nostra scelta, per quanto limitata e contraddittoria, sarà definitivamente per o contro la misericordia divina. Se sarà un sì proprio in quanto definitivo Dio potrà gradualmente donarci molto più grandi grazie perchè non violenta la nostra libertà. Il purgatorio è un altro dono della misericordia divina che ci fa entrare con adeguata, attenta a noi, gradualità nella conversione.
Possiamo forse vedere più nitidamente la “parte di ragione” di alcuni protestanti che sembrano cercare questa salvezza tutta da Dio e la “parte di ragione” di alcuni cattolici che sottolineano la necessità della risposta umana: infatti senza la necessità di un sì a Dio sia pure minimale ma definitivo l’uomo non sarebbe libero.

10) Una possibile via che può contribuire a rinnovare, a vivificare, Dio volendo, la spiritualità, la cultura, la vita

Come si vede può svilupparsi in Cristo un profondo rinnovamento spirituale, culturale, che può sciogliere nodi, indicare soluzioni nuove in tanti campi della vita, creando nuove possibilità di incontro, di comprensione, tra gli uomini. Profondi stimoli a cercare nell’Emmanuele. Proprio per fornire presto un’idea a tutto campo di questa possibile rinnovata via in Cristo svilupperò ora altri suoi aspetti. Riprenderò successivamente la trattazione di ulteriori possibili contributi all’ecumenismo, di ulteriori possibili chiarimenti in vario modo dottrinali.

11) Non più psicologia ma formazione spirituale e umana

La possibile sempre più approfondita scoperta dell’autentico incontrarsi dello Spirito e dell’uomo, l’individuazione del riferimento della coscienza spirituale psicofisica, possono aiutare a  scoprire come proprio in questa sempre rinnovata vita in Cristo la persona umana può trovare la via di una sempre più equilibrata, profonda, crescita spirituale, psicologica. Non più, anche in ambito cristiano, una varia giustapposizione di cammino spirituale (variamente spiritualistico) da un lato e di psicologia (vario intellettualismo, tecnicismo, etc.) dall’altro. Anche dunque nel caso di uno psicologo cristiano.  E’ invece la coscienza spirituale e umana che può essere aiutata, nel dono dello Spirito, a trovare le adeguate, personalissime, vie, tappe, della propria crescita spirituale, psicologica, alla ricerca di una spiritualità sempre più “divina e umana”. E’ una sempre rinnovata (magari implicita, per esempio per un non credente) maturazione in Cristo il centro della crescita spirituale e umana. Gli spunti della psicologia nelle sue varie configurazioni attuali vanno presi cum grano salis per inserirli in questa conoscenza in Cristo dell’uomo. Un formatore ben cresciuto in tale rinnovata via (certo anche con l’aiuto degli studi psicologici ma fatti propri come detto sopra) potrà magari aiutare molto più profondamente, incisivamente, tante persone a sciogliere i nodi, ad individuare le tappe, della loro crescita spirituale e umana. E tutto ciò in un libero, amorevole, rapporto umano e non in un tecnico, anche a pagamento, rapporto da professionista a cliente, da medico a paziente. Il punto di riferimento (un’intuizione, dono dello Spirito – ma che, Dio volendo, può essere in vario modo coltivata, trasmessa – della divinità e dell’umanità dell’amore di Dio; intuizione nella quale la coscienza spirituale psicofisica dell’uomo si può sempre più cogliere – anche implicitamente, per esempio in certi passaggi della crescita di un non credente – appunto nel dono divino e umano dell’amore di Dio) è proprio, in vario modo, esplicito, implicito, una sempre nuova consapevolezza della coscienza spirituale e psicofisica in Cristo. La vita delle persone può manifestare in molti modi i punti spirituali, psicologici, fisici, etc., di
fragilità di questa coscienza, le possibili vie della crescita. È l’amore a misura per la specifica persona che può comprendere, trovare le vie, sciogliere i nodi. Non teoriche verità.

12) Amicizia, ascolto, dialogo, guarigione, scoperte in tutti i campi

A proposito dell’ultimo paragrafo potrei sviluppare molte riflessioni, per le quali però rimando agli scritti originari. Qui vorrei evidenziare, per esempio, che quando si riesce in vario modo a creare un ambiente, per esempio, di giovani, di amicizia serena, accogliente, pacifica, ed un buon formatore (nel senso di cui vado trattando) accoglie, ascolta, spesso ho visto guarire da depressioni incurabili da anni, da bulimie, da nevrosi, da disagi vari, anche in pochi mesi: vi è tutta una rinnovata, serena, profonda conoscenza dell’uomo (della persona, della coscienza spirituale e psicofisica) in Cristo che può venire condotta da Lui stesso in questo mistero rispettandolo, penetrandolo sempre più, spiritualmente, umanamente. Altro che, per esempio, talora tecnicistiche terapie di gruppo.
Vi è un nuovo ascolto (un dialogo, etc.) spirituale e umano in Cristo che può rivoluzionare il mondo perchè a diversi livelli, in diversi modi, può aiutare a comprendere più profondamente persone, situazioni, culture, fedi…
L’ascolto, il dialogo, sono davvero problematiche di capitale importanza: quando una persona ascolta in questo dono spirituale e umano in Cristo già forse, in qualche modo, colui che parla è aiutato ad ascoltarsi in questo meraviglioso amore di Dio.

13) Una coscienza spirituale e psicofisica in Cristo, Dio e uomo

Nei miei scritti osservo che si possono riscontrare nella persona umana malesseri psicologici che non si registrano negli animali. L’uomo non può vivere in un mondo nel quale l’amore sia una semplice acquisizione culturale, un “optional”; l’animale invece vive appunto nella “legge della giungla”, anche se ha i suoi sentimenti. Sembra di toccare l’anima dell’uomo: è ambiguo per tale motivo parlare di psicologia a proposito dell’uomo, bisognerebbe specificare che si tratta di psicologia umana. D’altro canto diverse fragilità della nostra coscienza forse non si riscontrano negli animali: sono problemi legati, per esempio, alla consapevolezza cosciente, anche se limitata, dell’uomo. La coscienza umana va sempre più vista nella sua integralità, spirituale, culturale, psicologica, fisica, distinguendo senza separare, attenti a scoprire la complessità di tale mistero, senza superficiali schematismi. A questo proposito possiamo anche osservare che forse vi sono, in vario modo, nell’uomo aspetti irriflessi, non più chiaramente tematizzati, della sua coscienza. Per esempio forse nell’uomo vi è una coscienza della misericordia di Dio molto più profonda di quella che di fatto nel corso dei secoli ha potuto tematizzare. Così come vi è, forse, una coscienza della realtà dell’amore, della realtà divina, che va al di là del più immediatamente consapevole. Bisogna fare attenzione alla coscienza integrale, spirituale, psicofisica, dell’uomo.
I vari spunti sulla psicologia qui evidenziati così come, per esempio, le considerazioni svolte più sopra sulla logica, mostrano che la stessa scienza, considerata in modo nuovo, può essere sempre più armonicamente vista nel complesso di questa maturazione spirituale e umana della coscienza.
E possiamo cominciare ad osservare che questo profondo mutamento di paradigmi può venire a rinnovare la società perchè, tra l’altro, tende a sviluppare, in un dialogo aperto, le identità. Che senso ha, anche nelle realtà statali, un psicologia neutra? Emergono, tra l’altro, più profondi stimoli allo sviluppo della sussidiarietà. Che senso ha parlare di una ricerca spirituale e umana a pagamento? Forse dunque in qualche caso la figura dello psicologo dovrà rimanere ma non pochi potranno forse cercare anche in esso il nuovo tipo di formatore che vado delineando.

14) Il problema delle impostazioni spirituali e umane, culturali

La sempre più profonda, armonica, scoperta dell’integralità della coscienza, della conoscenza spirituale e umana, può aiutare a comprendere che talora possono darsi fragilità, limiti, problematiche, che magari erroneamente possono venire attribuite esclusivamente, per esempio, alla spiritualità o alla psicologia ma che invece nascono forse (anche?) da impostazioni spirituali culturali di cui non vi è, talora, nella società, una più diffusa consapevolezza, proprio perchè il tema delle impostazioni profonde spirituali e umane (insieme) rimane talora ai margini della riflessione.
Si tratta di un tema fecondo di sviluppi. Per esempio tante difficoltà nel dialogo ecumenico ed interreligioso nascono dalla necessità di trovare una più profonda, equilibrata, centratura spirituale, umana, culturale, in Cristo, nell’Emmanuele, in cui ogni uomo si può sempre più incontrare. Si riscontrano concezioni di Dio che non sono strettamente parte di una data fede; vi sono, come visto, impostazioni spirituali e umane più riduttive. E vi possono essere orientamenti fondamentalmente aperti, anche se bisognosi di sviluppo, ma il cui sviluppo potrà dipendere anche dal cuore degli uomini. Possiamo a questo proposito riflettere sul tema della legge nel popolo ebraico. Era parola di Dio ma non Dio stesso? Il tema della quasi personificazione della sapienza come naturalmente nelle pagine bibliche. Vi è dunque nella fede ebraica un essere totalmente altro di Dio che viene in qualche modo mitigato da questo entrare in contatto con il mondo da parte di Dio stesso. Cristo viene forse a portare a consapevolezza queste potenzialità, in qualche modo pone di fronte ad una scelta: la parola di Dio è Dio stesso o meno? Come può Dio parlare agli uomini senza essere nel suo parlare? Ma se invece Dio è proprio lui che parla in quella parola perchè allora non può anche essere in un uomo? D’altro canto vale anche l’inverso: proprio perchè l’infinito Dio può farsi presente, rivelarsi, nella Parola questa, pur essendo in Cristo pienezza virtuale di rivelazione, può approfondirsi, nella nostra comprensione, sempre più. E’ il motivo per cui possiamo, come non pochi ebrei, scoprirci anche noi in attesa della sempre nuova venuta del Messia, forse dunque più vicini nella speranza. Ma la fiducia, la speranza, della sempre nuova venuta del Messia stimola una rinnovata attenzione ai profeti ed alla profezia. Quanto è sviluppata, come si configura, questa attenzione nel mondo cattolico? E nel mondo ebraico si sono più riconosciuti, si possono riconoscere veri profeti (nel senso di chiari depositari di un messaggio divino)? Forse per qualcuno del popolo ebraico il problema è appunto che il profeta riapre la questione della presenza di Dio nella parola: ma se è così si può rischiare di ridurre la fede a morale, a filosofia, a religione. Il battesimo di Giovanni è da Dio o dagli uomini? E’ interessante osservare che anche Giovanni Battista, che poteva apparire figura più vicina, sotto certi aspetti, alla mentalità ebraica del tempo, non è stato riconosciuto. Possiamo allora notare che il Dio che definitivamente si chiude nella sua totale alterità può divenire un Dio ideologico, mentre il Dio che vive, comunica, nell’amore trinitario è il Dio che può comunicare anche con l’uomo, farsi intimo a lui, rivelandosi sempre più. Sono domande di un profano nella conoscenza del mondo ebraico. Su questo tema delle impostazioni spirituali e umane sviluppo molte riflessioni nei miei scritti (con riferimenti concreti e possibili vie di soluzione: tra l’altro evidenzio come forse è una conseguenza di certe impostazioni spirituali e umane – per esempio in vario modo e misura razionaliste – il non riconoscere la presenza reale di Cristo nell’eucaristia). E rilevo come la sempre più profonda scoperta, nel dono dello Spirito, dell’Emmanuele potrà sempre più aprire, Dio volendo, nuove vie di comprensione. Nei miei scritti sviluppo anche osservazioni sui possibili cambiamenti nel corso della storia che possono indurre a vedere tante problematiche con uno sguardo nuovo. Può essere importante riflettere adeguatamente ed anche, per esempio, fantasticare, per esempio sul futuro, e questo tanto più profondamente in questa sempre rinnovata, vissuta, spiritualità-cultura a tutto tondo.

15) Economia, diritto, democrazia

Ogni campo della vita e della cultura, magari rivisto ed integrato in modo nuovo, meno riduttivo e più armonico, nella vita della persona umana in Cristo, può su questa via ricevere nuove luci. L’economia, per esempio, non ha sue leggi neutre che possono essere applicate più o meno rettamente e nemmeno basta un pò di onestà per riconoscere le razionali regole dell’economia. In realtà l’economia stessa può venire, come dicevo sopra, scoperta sempre più profondamente in questa “divina e umana” maturazione della coscienza spirituale e psicofisica dell’uomo in Cristo (si veda per esempio il paragrafo sulla scuola). Un rischio proprio, talora, per esempio, a proposito di economia, è quello di sovrapporre ad essa un bene moralistico e dunque magari astratto. Questa spiritualità sempre più divina e umana invece aiuta sempre più a comprendere realmente, spiritualmente, umanamente, le situazioni concrete e a trovare le possibili più adeguate risposte. Anche se certo anche una sempre più profonda, empatica, lucidità non vuol dire automaticamente risolvere le situazioni, perchè in ogni cosa vi è il piano di Dio che, tra l’altro, tiene conto della libertà degli uomini. Osservo comunque come per esempio l’ottenimento nei tempi e nei modi adeguati della libera scelta della formazione scolastica nella vissuta identità ricercata e certo nello scambio con le altre potrebbe favorire una maturazione integrale delle persone capace di modificare in molti modi anche la vita sociale e la stessa economia.
Su questa stessa scia possiamo osservare, per esempio, che forse è bene fare attenzione all’espressione “diritto naturale” se con ciò si viene ad intendere una vita, una visione, solamente terrena alla quale si può aggiungere successivamente la vita nello Spirito. L’uomo esiste nello Spirito, matura nello Spirito: la visione di cui sopra può essere variamente astratta e può non comprendere persone e situazioni. Questa sempre rinnovata spiritualità-cultura in Cristo può fornire, Dio volendo, un profondo contributo allo sviluppo della democrazia perchè, per esempio, tende a stimolare il libero sviluppo delle identità e lo scambio tra di esse e ciò in maniera sempre più adeguata, equilibrata (un problema fondamentale della democrazia, così come dell’economia e di ogni cosa è dunque, tendenzialmente, quello di una spiritualità-cultura sempre più profondamente, equilibratamente, centrata in Cristo). La vera anima della democrazia può essere, almeno come tendenza, solo l’amore (in Cristo). Il famoso paradosso della (non garantibile dai propri stessi presupposti) democrazia si rivela tale solo in una concezione razionalista, che vuole cambiare il mondo solo attraverso le strutture, illudendo l’uomo. Nella vita della società bisogna su queste scie con equilibrio fare molta attenzione al possibile inganno della neutralità perchè essa non di rado finisce per rivelarsi una filosofia introdotta surrettiziamente anche in società piene di valori.

16) Arte

Possiamo domandarci come mai non pochi trovino le chiese, le abbazie, romaniche e gotiche come dei vertici della spiritualità, che introducono profondamente nel mistero, nella preghiera. Forse un motivo è che tali opere sono il frutto di secoli e secoli di fede, in cui tutto, anche lo scalpello del muratore, era vissuto in qualche modo in uno sguardo di fede. Forse nel gotico lo slanciarsi verso l’alto può essere visto come un estremo affidarsi a Dio di fronte al montare delle problematche. Poi la crisi della cattolicità si è sempre più approfondita ma anche nel cattolicesimo perseverante in qualche modo razionalismo, frammentazione, hanno cominciato ad incrinare, talora, questo pieno centrarsi in Cristo della vita, della cultura, centramento che avrebbe avuto bisogno di risposte nuove. Forse oggi siamo agli albori di una, di possibili nuove sintesi spirituali e umane, adeguate ai tempi. Si potranno dunque aprire strade rinnovate anche per l’arte. Oggi invece talora sperimentiamo anche nell’arte rispecchiarsi quella frammentazione, quelle giustapposizioni spiritualiste, intellettualiste, pragmatiste, che riscontriamo nella cultura. Realtà che vediamo forse quasi tangibilmente in certe equipes di specialisti della liturgia, dell’architettura e via dicendo che giustappongono le loro conoscenze talora variamente settoriali, intellettualiste, nella progettazione di chiese che non trasmettono l’afflato di quelle summenzionate. Dunque forse bisogna rendersi conto che il problema è più vasto, è spirituale-culturale; queste grandiose opere dello Spirito possono forse nascere soltanto da una profonda centratura (vitale, culturale) in Cristo di generazioni, di comunità vive.

17) Scuola e università

Alla luce di quanto scritto si comprende che quello della scuola è un problema anche di cultura. E’ quanto mai necessaria, Dio volendo, nella scuola una (o più) rinnovata, equilibrata, profonda via di sintesi spirituale e umana che mostri una equilibrata, profonda, vita in Cristo come fonte di luce per ogni aspetto della cultura. La cultura (anche cattolica) razionalista, frammentaria, ha in varia misura distolto dal riferimento a Cristo per la crescita complessiva. Urge probabilmente l’istituzione di una materia di sintesi spirituale e umana che descriva le vie, i riferimenti spirituali, umani, per una sempre più armonica, vissuta, sintesi spirituale, umana, culturale. Certo non basta dire che la cultura deve nascere da Cristo se poi di fatto le influenze per esempio razionaliste continuano a spadroneggiare a causa soprattutto della mancanza di un adeguato fontale nucleo vitale, spirituale e umano. E’ necessaria una profonda ristrutturazione delle materie, degli studi e si possono prevedere vari ordini di difficoltà, di resistenze, di chiusure. Sarebbe già importante cominciare a non chiamare tuttologia una nuova tendenza ad un vissuto sguardo spirituale e umano complessivo (tra l’altro in ogni ramo della conoscenza vi sono nodi essenziali che possono essere colti). E’ evidente lo stimolo di questa possibile nuova cultura alla sussidiarietà. Punto decisivo per una maturazione anche della democrazia. L’ora di religione, specie nella scuola pubblica, potrebbe forse svolgere questo ruolo di materia della sintesi spirituale e umana, di rinnovata via di integrazione di tutta la conoscenza. Sarebbe, tra l’altro, un interessante banco di prova per le altre culture, religioni, anch’esse opzionabili nella mia proposta: infatti solo in Cristo può svilupparsi una sempre più profonda, equilibrata, creativa, sintesi spirituale e umana, culturale. Una scuola specie cattolica così ristrutturata potrebbe costituire un sereno stimolo a sviluppare la propria crescita spirituale e umana in parrocchia e via dicendo. Una formazione così profonda ed efficace potrebbe, tra l’altro destare in vario modo l’attenzione, l’interesse, di tutta la società. Evidente la necessità di una nuova cultura e, tra l’altro, di una ristrutturazione degli studi anche nell’università, a cominciare da quelle cattoliche. Un esempio di resistenza già verificato consiste nel fingere di non capire o nel non sforzarsi capire, per esempio sostenendo che si finisce per parlare di tutto e di niente. E’ evidente invece che la materia di sintesi aiuta lo sviluppo più profondo della conoscenza in ogni (magari rivisto in modo nuovo, etc.) campo. Dunque vi sarebbe anche l’approfondimento delle varie (magari riviste) materie. Sviluppo spirituale-culturale della propria identità e vissuta condivisione, vissuto scambio, con le persone, le comunità, di altri orientamenti. Un nucleo spirituale e umano di sintesi aiuta a vissutamente collegare ogni aspetto della vita, favorendo tra l’altro il formarsi di comunità, di reti, variamente interconnesse. Una vera democrazia aiuta sempre più profondamente la maturazione delle persone, delle comunità, le reti, la sussidiarietà, la reale partecipazione, etc.. Famiglia, scuola libera, creazione di lavoro, dal basso… Quelle che, tra l’altro, sembrano peculiari caratteristiche storiche dell’Italia sono, mi pare, state profondamente snaturate. Tra i possibili motivi di tutto ciò la liberazione dal moralismo, dallo schematismo, dal moralismo pelagiano, possono apparire elementi validi. Ma bisogna superare anche il pericolo opposto dello svuotamento di tutto, della frammentazione, atomizzazione, individualiste che, tra l’altro, fanno apparire l’uomo vittima inerme di un fato tecnicista. Si aprono possibili vie di profonda pacificazione, di comprensione, di dialogo, di comune partecipazione, in una Chiesa, in una società, più capaci di attenzione alla specifica persona, comunità, concreta, al suo reale cammino, ai suoi reali bisogni. Una ricerca comune dell’uomo semplice e autentico, una ricerca liberata da ideologie, formalismi istituzionali, razionalismo, nihilismo… Decisivo osservare che anche le guide, gli studiosi, possono anch’essi trovare il giusto senso del loro ruolo solo in una crescita con la gente, in mezzo alla gente. Imparando da tutti, in una condivisione non chiusa negli striminziti paletti delle competenze.

18) Pastorale

Una pastorale, frutto di questa sempre rinnovata spiritualità-cultura, tendenzialmente sempre più attenta a comprendere spiritualmente, umanamente, persone, situazioni, le adeguate tappe, vie, della crescita spirituale e umana, i bisogni, attenta ad accogliere, al territorio. Formata a crescere in uno sguardo di fede nei rapporti ecclesiali, umani, nelle situazioni, pronta a riconoscere per esempio in un vecchio ateo che ora sorride la possibile più grande delle conversioni, dunque attenta ad ogni uomo, di ogni cultura religione. Una pastorale, in questa nuova spiritualità-cultura, che sia sempre più aiutata ad evitare gli opposti scogli dello spiritualismo e del filantropismo, della confusione e della non collaborazione tra preti e laici, fonti di tanti problemi vocazionali, di autenticità, profondità, della fede. Una pastorale che vede nel sempre rinnovato ascolto di cui vado trattando un’importante chiave intepretativa nella vita di tanti rapporti intra ed extra ecclesiali. Una pastorale consapevole che ogni persona ha, più o meno consciamente, bisogno di sentirsi parte di una famiglia con Dio per Padre e con Maria per madre, cose che solo Cristo, vorrei dire con stupefacente semplicità, ci ha saputo rivelare. Una società che ha bisogno di riferimenti anche umani, anche se talora vuole apparentemente appiattire tutto. Una pastorale, sarebbe bello, consapevole che, specie (in un certo senso) in questa  società così complessa, vi è, Dio volendo, necessità di pastori, a capo delle diocesi, che siano uomini spirituali (magari, come detto, dal discernimento spirituale-umano, non variamente spiritualistico), cercando di evitare pragmatici uomini di governo, di apparato.

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