I sacramenti nella vita di Gesu’

Un possibile aspetto di una tendenza a vedere Gesù più come Dio che anche come uomo risiede in una talora minore attenzione nel cercare di comprendere se e come lui stesso ha ricevuto i sacramenti.

 

Già circa il battesimo amministrato a lui da Giovanni Battista non pochi commentatori, almeno in passato, hanno affermato che Cristo stava in fila con i peccatori per riceverlo solo per dare il buon esempio. 

 

Ma Gesù non faceva niente meramente per far vedere, come circa vari episodi evangelici viene talora intepretato. Egli nel caso in questione aveva come uomo bisogno del battesimo. Non certo come remissione dei peccati ma come dono dello Spirito. Grazia già presente nel battesimo conferito dal precursore e portata a pienezza da Cristo, e in lui dalla Trinità, proprio nel riceverlo. 

 

La trasfigurazione è stata vista da non pochi come la cresima di Gesù. Ed in effetti può molto aiutare a comprendere il senso di tale sacramento. Vi sono tre momenti in cui alcuni apostoli talora con altre persone odono il Padre che comunica dal cielo. Sono momenti decisivi nei quali quella voce si fa carne, Parola, sacramento, nel Figlio. 

 

Nel battesimo Gesù è chiamato l’amato, nel quale il Padre si è compiaciuto. Vi è un rivolgersi direttamente al Figlio, nello Spirito. Anche se pure altri ascoltano. È un momento dunque di amore profondamente intimo. Nella trasfigurazione il Padre si rivolge invece direttamente ai tre apostoli presenti indicando Cristo come il Figlio, l’eletto, da ascoltare. E nella cresima vi è proprio il sigillo della personalissima vocazione di ciascuno. Quella di Gesù è di portare a pieno compimento le Scritture, di essere la Parola, di spalancare con l’obbedienza più piena, fino a dare la vita, le porte dell’esodo verso il Padre. Come per Cristo, anche ad ogni cresimato nella propria specifica vocazione viene infuso un mandato missionario, il dono di venire in vario modo ascoltato. Forse in specie da qualcuno. Piccola parola nella Parola.

 

Il terzo episodio in cui si ode la voce del Padre è quando egli proclama che ha glorificato il suo Nome, il Figlio, e lo glorificherà ancora. È il momento che prelude al donarsi fino in fondo di Gesù nell’oblazione della croce. Un momento profondamente eucaristico. E qui si può osservare che nell’ultima cena Gesù stesso afferma di assumere le specie eucaristiche, dicendo che è anche l’ultima volta prima di morire. Egli rivela di aver tanto desiderato di mangiare questa Pasqua con gli apostoli. Anche su questo si è riflettuto talora poco. È un cibarsi che di fatto si traduce esclusivamente in una donazione? Anche in altri brani evangelici vediamo per esempio che Gesù ha sete di acqua e sete al tempo stesso del cuore di qualcuno.

 

Gesù riceve anche una unzione con nardo prezioso ad opera di una donna. Può in tale episodio vedersi il sacramento per gli infermi? Cristo afferma che la donatrice ha fatto ciò che era in suo potere in vista della futura sepoltura del Signore. Sembra magari fare riferimento ad un vero e proprio dono di grazia. E nei vangeli forse appunto emerge un bisogno dei sacramenti da parte di Gesù stesso. Può apparire che la donna sia particolarmente adatta ad esprimere la tenerezza, la consolazione, con cui Dio può far pervenire tale dono. Ci si può forse chiedere se, per certi aspetti come per il battesimo del precursore, anche qui Gesù accoglie un dono che lui porta alla pienezza del sacramento. Anche perché materia di esso sarà proprio l’olio. Forse più che parlare di ordinazione sacerdotale delle donne si può riflettere proprio in base ai vangeli su aspetti definiti. Come per casi specifici circa l’amministrazione del battesimo o come per i ministri, laici, della comunione, ci si può forse domandare se i laici possano non consacrare gli oli sacri ma conferire quello degli infermi (e magari quello dei catecumeni?). Preciso che sono in cerca del cuore divino e umano di Gesù e non certo di uno squadrato falso progressismo razionalistico.

 

Resta poi che la grazia è sempre ad personam. Proprio come la donna sopra citata ha ricevuto e trasmesso in un modo tutto suo anche a Gesù stesso i doni da lui ricevuti. Come che si intenda il significato, per esempio di sacramento o meno, di quel gesto.

 

Gesù sembra forse tracciare con la sua stessa vita per ciascun cristiano un cammino in lui, anche nei sacramenti, che conduce verso la pienezza di vita nel seno del Padre. E in lui ogni uomo giunto in cielo nel cuore di Dio potrà effondere pienamente la sua personalissima Pentecoste. 

In questo intervento pongo solo domande.

 

Precedente Sempre nuove vie di sintesi Successivo Poesia e concretezza di Dio

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.