Il chicco di grano della profezia

La cultura aiuta, i contributi innovativi aiutano ma non di rado le vie più profonde, quelle che modificano anche i paradigmi fondamentali, maturano nella concretezza della vita quotidiana, negli scambi ravvicinati. Per cui i germi del nuovo nascono e si sviluppano nella ferialità degli incontri concreti, approfonditi nel tempo, nel vissuto. Insomma tra la gente, con ogni persona concreta, “importante” o meno che sia, con qualche piccolo o grande, sia pur non famoso, profeta, talora prima che nei consessi paludati (si veda: https://gpcentofanti.wordpress.com/2017/03/20/il-discernimento-di-samuele/ ). E questo tanto più ora che, per una nuova più chiara grazia, scopriamo una spiritualità non variamente astratta, disincarnata ma divina e umana. Un cammino di semplicità e buonsenso nello Spirito che porta non solamente una sua teorica anima ma tutta l’umanità della persona, lo specifico vissuto quotidiano, nel mistero di Dio, dell’uomo, del mondo.
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E su questa via si sperimenta sempre più profondamente che è Dio che conduce il cammino della Chiesa e di ciascuno. Cercare le adeguate vie della crescita e dello scambio per la crescita, questo sì ma appunto con amore, nella pace, perché forzare affinché per esempio anche certi potenti intuiscano piste nuove serve a poco e magari potrebbe talora causare ulteriori ostacoli. La potenza delicata e paziente dell’amore di Dio o il proprio vario frastuono, anche a fin di bene, sia pure nelle direzioni in fondo valide. Non l’ansia di trasmettere per forza, un po’ astrattamente, il nuovo ma la pace dell’abbandono in Dio, le vie discrete del dialogo a misura, con le specifiche persone, nelle situazioni concrete, con le loro mille sfumature. Non cercare per forza pure utili spazi, riconoscimenti ma crescere e contribuire alla crescita come di volta in volta possibile. La scrittura stessa può essere un seme di grazia che porta frutto a suo tempo ma è dunque nella grazia che anche la lettura, lo scambio di testi, aiutano (si veda il Manifesto del cuore divino e umano di Gesù:    http://gpcentofanti.altervista.org/manifesto-del-cuore-divino-umano-gesu-2/ ). Fuori dalla grazia per esempio si potrebbero mettere di fronte al teologo cercatore di vie ecumeniche le soluzioni decisive senza che quello nemmeno se ne avveda o magari verificandosi che ne recepisca la novità dottrinale senza però coglierne il fecondo sostrato generatore; o potrebbe anche accadere di porre davanti agli occhi di molte guide le piste di un fecondo rinnovamento a tutto campo senza però che tutte comprendano. Come detto sopra, poi, il mancato scambio nel vissuto può di certo non aiutare. Un canale può rivelarsi appunto, per esempio, un vescovo, tanto più, come dicevo sopra, un pontefice, illuminato. Una persona dunque già che non ostacoli, ma senza luce anche ciò può non essere facile, se poi anche stimola può aiutare tutta la Chiesa e la Chiesa stimolata, incoraggiata, può gradualmente crescere. Ma anche qui potrebbe accadere che, dopo decenni di non ascolto, messi, per esempio col nuovo papa, di fronte all’evidenza di piste già segnalate e anche approfondite, con molti anche straordinari frutti, qualche guida, o anche per esempio qualche altro vario responsabile, continuino a non prestare a questi approfondimenti una minima attenzione. Rendendo molto difficile un dialogo, una comune ricerca, seri che potrebbero invece riservare molte sorprese. In una, se non altro, autoreferenzialita’, schematicità, di criteri valutativi a tutta prova.

 

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Ma senza la grazia corrispondente non si può nulla. Possono facilmente finire per prevalere sui contenuti, sul dialogo attento e in cerca, criteri esteriori di valutazione – con conseguente più limitata disponibilità alla recezione – come il ruolo, l’opinione non sempre così profonda di qualche vario potente, la diffusa fama tra il popolo. In quest’ultimo aspetto si possono però anche riscontrare, talora, particolari elementi di validità, perché per esempio una persona amorevole, che comprende lo specifico cammino, gli specifici bisogni, di ciascuno può, Dio volendo, venire sentita vicina da tanti, anche ripetutamente portandone moltissimi per esempio in parrocchia, appena ha qualche margine di manovra. Ma a questa opera possono venire frapposti ostacoli, blocchi, di vario tipo: “Alcuni farisei tra la folla gli dissero: “Maestro, rimprovera i tuoi discepoli”. Ma egli rispose: “Io vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre” (Lc 19, 39-40). Anche in tali eventualità dunque, nel profondo, restare nella pace, nella comunione possibile, perché quando e nella misura in cui Dio vuole che la grazia, le sue vie, si manifestino anche più esplicitamente, nei modi e per le vie che egli vuole si manifesteranno.
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Dà più vita del bel fiore di carta il seme umile, affidato, talora nascosto sotto la neve. Talora variamente, più o meno consapevolmente, ostacolato anche nel suo potersi manifestare dal vivo alla gente. Gente che invece spesso tanto facilmente dal vivo accoglierebbe, beneficerebbe. Dunque, proprio come osserva Francesco, innescare, accompagnare, vivere e approfondire per come si può insieme, processi. Con amore e fiducia in Dio, nella piccolezza e nella povertà, nella comunione. Certo ciò non vuol dire non pregare e anche per esempio non stimolare, nei modi opportuni, ad evitare di nascondere il talento in un fazzoletto (sudarion in greco) posto sotto terra (cfr Lc 19, 20). Francesco tocca punti decisivi quando parla di uscire, con saggezza, fuori dalle righe del proprio tempo, del “si fa così” che addomestica anche il nuovo con vecchi atteggiamenti divenuti, per alcuni, sistemi che possono appiattire tutto per lunghi anni.
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Un’immagine bella di tutto ciò e che aiuta a comprendere tante cose ce la propone l’episodio evangelico delle nozze di Cana. Nella distrazione di tanti commensali e dello stesso maestro di tavola Maria si avvede che sta per mancare il vino. Ma all’intercessione della madre Gesù risponde che non è giunta la sua ora di manifestarsi a quelle persone. Maria allora dice ai servi, che si può forse intuire sono i discepoli di Gesù, di fare quello che egli dirà loro. Li illumina, incoraggia. Così compiono, sulla fiducia in lui, l’azzardo grande di portare al suddetto direttore al posto del vino l’acqua con cui Gesù li ha invitati a riempire le anfore per la purificazione. Acqua che, all’insaputa dei festeggianti e del maestro di tavola stesso, si tramuta nel vino migliore che tanto apprezzeranno. Quasi sempre, se non sempre, così agiscono i servi del Signore nei vangeli. Quasi nemmeno si notano però nell’apertura, nel rischio e non nello schema, della grazia divina e umana aiutano profondamente, in uno scambio in vari modi reciproco, la risurrezione integrale delle persone, delle comunità. E servo del Signore può comunque essere anche un ateo che cerca di accogliere la luce che gli viene, pure a sua insaputa, donata dal cielo. Signore dacci sempre questo pane e questo vino (cfr Gv 6).

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Si può osservare come una ricerca dello sguardo integrale, spirituale e umano, in Cristo possa proporre contributi al dibattito filosofico e sociale contemporaneo. Anche aiutando, in vario modo proprio come a Cana, a riconoscere reali difficoltà e possibili autentiche vie di sblocco.

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